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venerdì 18 ottobre 2019

Le scelte: effetto domino.

Sono diversi giorni che sto riflettendo sulle responsabilità e soprattutto sugli effetti delle nostre scelte.
Fare un scelta implica farne altre 1000.
Illuso è chi pensa che ogni decisione importante che prendiamo, includa solo i diretti interessati o che non provochi conseguenze alcune a chi ti sta accanto.

Mentre pensavo, mi è apparsa alla mente l'immagine del domino.


Siamo tutti incastrati in questo stupendo e terrificante meccanismo da quando nasciamo.
Ogni nostra relazione o reazione, piccola o grande che sia (d'importanza), farà cadere tasselli del domino o ne aggiungerà al puzzle, nostro micro mondo.

Finchè ne aggiungiamo, diciamo tutto bene.
Le domande essenziali saranno:
- e questo tassello dove lo metto?
- e questo a chi lo affianco?
- da che parte del puzzle allungo?

Ma quando prendiamo decisioni, quando litighiamo con qualcuno, quando chiudiamo un rapporto, quando viene a mancarci qualcuno?

Togliamo tessere e creiamo dei buchi. A volte i buchi rimangono piccoli perchè la tessera tolta è una soltanto, quindi la precedente e la successiva arrivano ancora a scontrarsi e a far funzionare il meccanismo di caduta.

Quando togliamo troppe tessere succede che una parte del nostro progetto non viene più raggiunta, perchè il mancato è troppo grande da essere colmato.

Quando invece decidiamo cosa fare, quale via prendere, quando compiamo delle scelte, allora li diamo un colpo ad una tesserina e vediamo quali e quante altre cadranno.

Qualsiasi decisione che noi prendiamo, comporterà la caduta di più tessere vostre e più tessere delle persone con le quali vi relazionate. E non importa quanto cercherete di frenare il colpo, quelle che dovranno cadere, cadranno. Indipendentemente dalla forza che ci mettete.

E così ho pensato che le scelte altrui ci colpisco più di quanto noi possiamo prevedere o sperare e ne subiamo le conseguenze  indirette. Chiudere i rapporti con qualcuno significa inevitabilmente, far cadere le tessere di tutto quello che ci sta attorno.
Quello che cadrà non tornerà più come e dove lo avevate messo, probabilmente sarà più lontano, a volte perfino mai più raggiungibile, e sarà la parte che in tutto questo casino, vi  mancherà di più.
Vi assicuro che non vi mancherà l'unico pezzettino dove tutto è partito, ma tutto ciò che cadrà dopo il colpo.


A questa riflessione mi è tornata in mente una citazione:

"Ogni particella dell'universo [...] influisce su ogni altra particella, per quanto debolmente o indirettamente. Ogni cosa è interconnessa con ogni altra cosa. Il battito delle ali di una farfalla in Cina può influire sul percorso di un uragano nell'Atlantico."



Non c'è una conclusione  a tutto questo. Succede e basta.

A volte i pezzetti del domino rimangono a terra, a volte riusciamo a rialzarli, a volte ne rimangono di distanti, spesso, fortunatamente vengono aggiunti. Non nei buchi, perchè quelli rimarranno tali per sempre, ma alle estremità, per allargare e allungare il nostro progetto che è la nostra vita.

venerdì 20 settembre 2019

Recensione (la mia esperienza): "Kintsukuroi - l'arte giapponese di curare le ferite dell'anima"

Questo libro mi è stato regalato da un'amica nel giorno del mio 30esimo compleanno.
Che regalo meraviglioso!
Tomas Navarro, ovvero l'autore, è uno psicologo che vive tra Barcellona e Girona e che attualmente intrattiene attività come coaching personale e professionale per dare benessere emotivo alle persone.
Scrivo questo poichè in tutte le pagine che leggerete è questo quello che vi troverete: un motivatore!

Per chi non lo sapesse, il Kintsukuroi è l'arte giapponese per la quale, quando una ceramica si rompe, i maestri artigiani che praticano questa tecnica, riparano riunendo i mille pezzi con una colata di oro o argento proprio in mezzo alle giunture di tale rottura. Tutto questo per non nascondere le rotture ma proprio per enfatizzarle considerando l'oggetto riparato fragile ma forte nell'aver resistito all'accaduto che l'ha distrutto.

Quello che farà o tenterà di fare lo scrittore sarà insegnarci ad applicare questa antica arte non negli oggetti che ci circondano ma sulla nostra persona, in quanto fragile ma forte nel resistere e nel curare le nostre ferite.
Sarà una sorta di guida per trasformare le avversità che incontriamo nel nostro cammino, come vere opportunità di vita.

Il manuale si suddivide in: Introduzione, Prima, Seconda e Terza parte.
Nell'introduzione troveremo l'inizio della leggenda per la quale Sokei, ceramista, si ritrova ad aver scelto un pezzo di argilla, averlo lavorato, dedicato tempo, sfornato, perfetto e distrutto a terra in milioni d pezzi. Da questa disavventura parte tutto il testo e tutti gli spunti di riflessione a venire.

"... <<Non piangere Sokei>> gli disse il  maestro.
<< Ma è la mia vita. Come posso non piangere? >> rispose l'allievo.
<< Fai bene a dedicare tutta la tua vita e la tua passione alla tua opera, però la ceramica è bella e fragile, proprio come la vita. La ceramica e la vita possono rompersi in mille pezzi, ma non per questo dobbiamo smettere di vivere intensamente, di lavorare con impegno o di riporre nella nostra esistenza le nostre speranze. Quello che dobbiamo fare non è evitare di vivere, ma imparare a ricomporci dopo le avversità. Raccogli i cocci Sokei, è arrivato il momento di aggiustare le tue illusioni. .......>>......"

Dopo questa premessa, l'autore ci introduce in un cammino non troppo facile nella prima parte. Vi sembrerà che parli di cose scontate, cose che già sapevate. Parlerà di paura: ABBANDONATELA PER STRADA. Parlerà di aspettative: DIMENTICATELE! Ci viene detto fin dall'infanzia che la nostra vita debba essere meravigliosa, ed in parte è vero, lo sarà, ma più utile sarebbe dirci che nella vita non dobbiamo puntare alla felicità, in quanto transitoria, ma ad essere forti poichè piena di tantissime sfide ogni giorno.
Non tutti soffriamo nello stesso modo, non credete a chi vi dice "l'ho passato anche io e quindi so cosa vuol dire e quindi su con la vita!". Non è vero! Ognuno vive la sofferenza a modo proprio  e quindi nessuno avrà mai passato quello che state passando voi anche se le circostanze sembrano simili o addirittura uguali. Bisogna imparare a prendere le avversità che ci si presentano come una sfida per affrontarle e gestirle non come una condanna.
Ci AUTOINGANNIAMO nelle nostre vicende e vediamo solo quello che vogliamo vedere, è necessario cambiare il punto di vista. Una valle sarà diversa vista dai piedi del  monte piuttosto che dalla cima. Corriamo in cima ed allontaniamoci dal problema per vedere più chiaramente, per vedere di più, togliamo le nostre aspettative e guardiamo realmente. Chiediamo aiuto nel salire. Non importa se nessuno ha vissuto quello che stiamo vivendo ma una mano sulla quale appoggiarsi o una spalla, non è mai un errore. Fate comunque dei vostri piedi una risorsa e delle radici. Instaurate relazioni di qualità, scegliete un'attitudine positiva, fatevi attraversare dal dolore ma non crogiolatevi dentro, fissate i vostri obiettivi, abbiate pazienza, concedetevi tempo, ognuno ha il proprio.

"Passate all'azione perchè quello che non farete voi, non lo farà nessuno al posto vostro"

SMETTETE DI MENTIRVI

Ponetevi domande, non sempre però le colpe esistono, accettate i fatti. Date importanza alle vostre decisioni, SOPRATTUTTO a quelle che NON prendete. Una decisione non presa è comunque una scelta. Ciò che è accaduto è per sempre, non possiamo farci niente, ed è molto importante: sia per quello che è successo, sia per il modo in cui lo abbiamo interpretato. In egual misura.

"Siamo ciò che siamo perchè siamo stati ciò che siamo stati"

Viviamo nel qui ed ora. Questo non vuol dire non pensare al futuro, ma apprezzare ciò che si ha in questo momento, senza guardare sempre e solo a quello che non abbiamo o non abbiamo avuto che forse è pure peggio guardare al passato piuttosto che al futuro. Il passato è importante e rilevante per ciò che è stato ma rimane passato che non possiamo modificare. 
Possiamo cercare di ridurre l'impatto del dolore alternando o cercando momenti di benessere. E' giusto ricordarci cosa e come ci siamo fatti del male ma è assolutamente necessario avere chiaro DOVE vogliamo andare, il nostro corpo è capace di autocurarsi ed è preparato a sanare le ferite, sia fisiche che emozionali, dobbiamo spostare la nostra visione, distorta dal dolore, perchè tutti possiamo tornare ad essere felici. 

Questo è un piccolo riassunto di ciò che troverete nella prima parte, tutta teoria, poco pratica. Nella seconda si passerà all'azione e Navarro vi darà strumenti per cercare di uscire dal vostro momento perchè "non si muore cadendo in un fiume, ma rimanendo sott'acqua".  
Cambiare non è facile, ma dobbiamo accettare che siamo responsabili di quello che stiamo attraversando. Ci vuole controllo del pensiero e come primo passo si inizia raccogliendo i cocci.
Ponetevi obiettivi lunghi nel tempo (ogni grande cambiamento richiede tempo, tanto tempo!), ascoltatevi, smettete di mentirvi, cambiate punto di vista, raccogliete i cocci, lasciate la polvere (quella non vi servirà, vi annebbierà solo la mente), ridefinite le vostre priorità, scegliete con attenzione cosa portarvi dietro e cosa no di quello che è stato rotto, ripulite i pezzi, non uniteli a casaccio (il risultato altrimenti sarà una cosa forzata che non si incastra più alla perfezione), non siate prigionieri delle vostre paure o di quello che vi è capitato: "le conseguenze di un'avversità possono durare nel tempo finchè noi glielo permettiamo". 

Guardare in faccia ciò che vi ha ferito in toto è difficile e doloroso, ma solo così possiamo valutare il danno che abbiamo subito. Circondatevi di gente che vi faccia bene, che vi diverta, che tenti di capirvi, che sia empatica. Tutti gli altri lasciateli in autostrada. Avete già sofferto abbastanza, non infliggetevi altre pene. 
E finalmente l'azione. Prendete un pezzo di carta e questo è un mio consiglio perchè le cose scritte nero su bianco sono più chiare, fanno più effetto, si capiscono meglio. Il fatto di doverlo scrivere vi permetterà di non mentirvi. Provatelo, a me capita di farlo molte volte, fa terribilmente male, ma aiuta a vedere con chiarezza e a lungo capire. 

Ponetevi delle domande, le grandi domande:
- cosa è successo? inteso come cos'è successo davvero e non cosa credete che sia successo o vi piacerebbe sia successo. C'è molta differenza!
- Perchè è successo? risalite alla causa o alle cause senza scuse.
- Come abbiamo reagito? e qui il libro ci rimanda alla prima parte tutta teorica ma molto chiara sulle varie tipologie di reazioni possibili.
- Perchè abbiamo reagito così? parola d'ordine è prevenire e capacità di decidere.
- Quali sono stati i danni che abbiamo riportato? tutte le scelte e non scelte producono conseguenze che noi lo vogliamo oppure no.
- Come ci aspettiamo che debba essere la vita d'ora in poi? mi piace sempre ricordare una frase che è nuda e cruda e dolorosa poichè vera: NON PENSATE A QUELLO CHE SAREBBE POTUTO ESSERE PERCHE' SE POTEVA ESSERE, SAREBBE STATO. Se non è stato così, non poteva essere diverso da quello che è accaduto. 
- ed infine: che cosa abbiamo imparato? non facciamo si che il dolore che abbiamo o stiamo provando sia inutile. "Un atteggiamento negativo non cambia la realtà". 
Ci hanno dotato di una mente critica (tutti quanti, anche chi non la usa) e un cervello sviluppato: USIAMOLO!

Si parte dalle domande sopracitate per ricominciare. E purtroppo non sarà un percorso con un inizio ed una fine come una linea retta ma sarà un cerchio. Continuerete a tornare al punto di partenza ogni volta che vi mentirete o inciamperete. Non punitevi per un vostro fallimento (e ve lo dice una che ne sà qualcosa) perchè sarà senza motivo, vi farete ancora più male.

Se sperate di dimenticare, illusi, non accadrà mai! I ricordi saranno da gestire, a volte perdonare a noi stessi, rielaborare, archiviare ed imparare. Non sarà guardare al passato che vi farà cambiare, ma progettando cose nuove e un futuro migliore con una montagna di volontà ed impegno. Fate tesoro dei bei ricordi e buttate gli altri, non vi servirà uno zaino pieno (scusate la volgarità) di merda per andare avanti e voltare pagina. Serviranno solo cibo e acqua e tanto spazio per aggiungere cose nuove. E se volete scappare o vi criticheranno perchè state scappando, alzate le spalle, non siete codardi ma avete preso una decisione intelligente perchè il male che sentite in quel luogo, cambiando aria si alleggerirà e potrete fare un sospiro di sollievo. Non fate in modo che gli altri vi giudichino, gli altri non siete voi e non sentono quello che sentite voi, MAI. Siamo dei bravissimi giudici da soli, non ci servono altri componenti della giuria, ci servono sostegni, persone al nostro fianco con compassione e amore. 
Un' autostima equilibrata è una delle forze più grandi che potete avere e che vi permetterà di rapportarvi alla pari con il mondo. Bassa autostima = grosse punizioni inflitte da noi stessi.
Non siamo MENO di nessuno, ognuno di noi ha qualcosa che l'altro non ha. Siamo diversi e unici e il bene che abbiamo donato è stato donato, punto. Il mondo o il momento è quello che è, non quello che creiamo noi con le nostre paure e desideri. Mettetevi all'apice delle vostre priorità sempre con dei piani alla mano da affrontare.
Non pretendete di seguire la via precedente che evidentemente non ha funzionato, la realtà è cambiata e dobbiamo stare al passo!

"LIBERATEVI DAL PESO DEL SENSO DI COLPA E PROCEDETE LEGGERI VERSO LA MIGLIORE VERSIONE DI VOI STESSI"

Bisogna avere pazienza, perchè il danno subito sarà molto grave tanto quanto profondo e grave sarà stato il colpo ricevuto, non ci si può rialzare in un attimo e la questione Tempo, si sa, e soprattutto chi mi conosce lo sa, è molto importante e aleggia sulla mia testa da diversi anni. Oggi più che mai. L'importante è non attendere con le mani in mano.


La cosa principale è che i ricordi si insinueranno nella mente ogni giorno ad ogni ora ad ogni minuto senza preavviso, NON IMPORTA! Accettateli, interpretateli, accompagnateli all'uscita. Potrete trovarvi di nuovo faccia a faccia con il problema o con la persona che vi ha fatto soffrire e succederà, magari non subito ma accadrà. Quell'evento o quella persona NON POTRA' PIU' FARCI SOFFRIRE PERCHE' CI SIAMO LIBERATI DELLA SUA INFLUENZA, non abbassate lo sguardo, viaggiate a testa alta, potrete salutarlo come no, non cambiate strada, non siete più la persona fragile di un tempo, non siete più la marionetta che eravate, vi siete liberati e siete consapevoli della vostra forza perchè sapete quanto valete, cosa avete passato, cosa avete imparato, cosa volete ORA, QUI ED ORA. 

Infine il libro parte con l'ultima parte, la terza,  nella quale l'autore ci fà esempi pratici relativi alle persone che ha conosciuto e relativi a se stesso. Parte dalle domande citate sopra e ci accompagna nell'analisi delle esperienze.

Questo libro bisogna leggerlo come ci consiglia lo scrittore. Lentamente, poco alla volta. Ci ho messo circa un mese per digerirlo. Mi sono arrabbiata, ci ho pianto, e poi di nuovo arrabbiata, poi l'ho respirato, poi ho capito, poi ho pianto di nuovo. Lo consiglio a tutti se state vivendo un momento difficile. Qualsiasi esso sia. Leggetelo tutto, conclusioni incluse, le ho trovate magnifiche.

Grazie per questo regalo che a mia volta ho regalato e che spero che qualcuno di voi possa acquistare e regalarsi. Non dice nulla di nuovo, non risolverà i vostri problemi, non sarà una gomma da cancellare, non sarà facile, ma è un inizio per voi stessi e per quello che state passando.

Mi scuso per gli spoiler ma c'è talmente tanto altro dentro queste pagine che non credo di avervi rovinato la lettura.

Buona rinascita a tutti.

martedì 11 giugno 2019

Kidding - il fantastico mondo di Mr. Pickles. Un capolavoro di serie TV

Non sono solita a guardare serie TV, più che altro perchè di solito le inizio e se la tirano troppo per le lunghe quasi sempre mi stanco.
L'unica che sono riuscita a guardare fino alla fine  è stata il Trono di Spade, pur con tutti i difetti che ci sono stati, ma non è di questo che volevo parlarvi.

Kidding è stata senza dubbio la serie più bella e completa che io abbia mai visto. Qualcosa di mai visto prima per quanto mi riguarda.
Non so nemmeno da che parte partire per parlarvene perchè è una storia così intrecciata negli avvenimenti e nelle emozioni che è difficile seguire un'unica linea di racconto.

Cerchiamo di farne un riassuntino almeno: Mr. Pickels, protagonista di tutta la stagione, è il presentatore di un programma televisivo di successo per bambini che appunto si chiama "il fantastico mondo di Mr. Pickels". Jeff (mr. pickels) interpretato da Jim Carrey, è in primis un papà che ha perso uno dei suo figli dopo un incidente d'auto e successivamente ha perso la moglie con il divorzio. Le puntate durano veramente pochissimo, una mezz'oretta ciascuna. In ogni puntata scopriremo qualcosa in più sul nostro protagonista e su tutti gli altri personaggi che lo circondano. Il programma televisivo viene gestito dal padre con il quale Jeff ha un rapporto conflittuale fin da bambino. La sorella invece l'aiuta nella messa in scena e gli confeziona i pupazzi che poi Jeff utilizzerà per il suo show.

Tutta la serie tv è uno scontro continuo e un intercalare tra il mondo degli adulti e quello dei bambini, spesso non si riesce nemmeno a capire bene dove sta il confine. E' una storia sulla perdita (di sè stessi, degli affetti, della fiducia, della stima) sull'essere responsabile delle proprie azioni, sulla tristezza, sull'accettare come siamo, sull'insoddisfazione, ma sicuramente è una storia sulla rabbia, su quella rabbia repressa, o che non sappiamo gestire.
Tratta temi scomodi, e li gestisce in maniera inizialmente infantile (spesso con canzoni o scenette con i pupazzi), poi cruda e a volte fastidiosa.
Le puntate in tutto sono 10. Ogni puntata è ricca di colpi di scena, a volte prevedibili, ma per nulla prevedibile è il modo in cui avvengono e raccontano. Si passa da scene buoniste, come se si stesse vedendo un prete recitare il suo sermone, a scene spinte e violente che ti arrivano dritte nello stomaco come un pugno.

Dopo la perdita del figlio, Jeff perde il controllo di sè e passerà da momenti in cui "sa sempre cosa dire, il modo giusto per dirlo e quando dirlo" a crisi vere e proprie di rabbia incontrollabile dopo le continue pressioni del padre che cerca di alleggerire lo show, togliendo stress al figlio che vede in difficoltà e sull'orlo di un precipizio pronto a cadere. Spesso e volentieri se non sempre, il padre fallirà nel suo intento utilizzando modi e metodi sbagliati di rapportarsi con figlio e figlia. Le vite di ogni personaggio della serie, vengono legate alla vita di Jeff in maniera positiva e a volte in maniera negativa, nella quale il protagonista cercherà comunque di ricavarci qualcosa di buono in superficie, cadendo nella vendetta o nei gesti avventati appena sprofonda in se stesso.

Vi ritroverete  a ridere da un momento all'altro e poi piangere 5 minuti dopo.
Jim Carrey credo abbia fatto in queste poche ore di girato. tutto quello che poteva, riuscendoci egregiamente. Con il sorriso che tutti conosciamo e una mimica facciale da spavento.
Più di questo non riesco a dirvi perchè le puntate sono poche e non vorrei spoilerarvi nulla. E' una serie tutta da vedere, sicuramente non adatta a tutti. E' necessario guardarla con la mente aperta e stando attenti a non perdersi nulla. Bisogna avere una certa finezza per riuscire ad entrare profondamente nella vicenda e non vederla solo per quello che è: una storia decisamente, assolutamente folle e assurda, ma meravigliosamente vera.

venerdì 31 maggio 2019

(S) consigli di lettura (la mia esperienza): "La prova del miele"

Ho comprato questo libro con la promo Feltrinelli: 2 libri a euro 9.90.
Quindi l'ho pagato quasi 5 euro. I 5 euro peggiori spesi quest'anno 2019.

Mi chiedo come Feltrinelli abbia potuto far uscire "La prova del miele" , ma partiamo dalla trama se così si può dire. La protagonista di questo racconto è una ragazza araba, nata a Damasco e trasferita poi a Parigi dove lavora come bibliotecaria all' università.
Nell'arco della sua giovane vita, c'è stato un uomo a lei caro per diversi motivi (che lei chiama "il pensatore") che le ha dato l'occasione di mettere in  pratica tutto quello che negl' anni ha letto clandestinamente in libri erotici arabi antichi. Sempre da quello che leggiamo dal retro di copertina, questo uomo non è stata solo un'occasione di scoperta fisica, ma anche un modo per lei per sfatare pregiudizi così importanti verso una cultura ritenuta tanto tabù. Dovrebbe mostrare come la cultura araba in realtà non abbia il sesso come tabù, ma bensì come "assaggio", un'anticipazione del paradiso stesso.

Fin qui, tutto bene, sembra una premessa interessante, sopratutto per me che di letteratura araba non ho letto nulla. E purtroppo per mia ignoranza, ricado tra quelle persone che credono e credevano che il sesso fosse per la loro cultura stessa, un qualcosa di difficile di cui parlare.

Poi ho letto il libro. Si legge velocemente in una mezza giornata. Ha pochissime pagine, un centinaio.
Meno male che ho letto la quarta di copertina altrimenti non avrei capito niente della trama.
E' un caos praticamente in tutto. Non ha un filo logico. Và avanti e indietro tra presente e passato che quasi non te ne accorgi e devi ricominciare a leggere la frase daccapo per ritrovarti.

Ogni tanto scatta qualche flashback che riguardano la protagonista, qualche ricordo che riaffiora, ma che non porta nulla al racconto o alla storia. Mi è sembrato di leggere un libro di gossip, di quelli pubblicati da Newton Compton che evito sempre accuratamente.
Mi ha delusa moltissimo. Mi immaginavo un libro più lineare e non così confusionario, un libro all'insegna dell'intimità e non della volgarità come spesso ho trovato.
Non che non abbia mai letto libri erotici o sul genere, ma vista la descrizione me lo aspettavo completamente diverso.
Non mi  ha arricchita. Speravo, visto le poche pagine, potesse lasciarmi la voglia di addentrarmi sempre più in un modo di vedere le cose diverso dal mio.
Non mi ha lasciato nessuna curiosità, nessuna riflessione,ma solo il malcontento di aver buttato via tempo e soldi.
Non mi è piaciuto il modo di scrivere, ogni tanto lancia nomi di scrittori, frasi rapite da altri libri, senza mai approfondire nulla. Oltre a non esserci un filo temporale e nemmeno logico, non esiste nemmeno un approfondimento, un'idea dietro le righe. L'ho trovato un fallimento e un tentativo davvero mal riuscito sul tema.
A volte mi è parso perfino che sia stato tradotto male. Mi sembra impossibile che Feltrinelli abbia scelto di pubblicare un'opera di questo tipo. Non smonta nessun tabù, non avvicina nessuna donna, anzi, allontana il lettore dalla realtà. Non unisce i passi dei classici tradizionali e nemmeno li mette a confronto con l'oggi, cosa che mi aspettavo l'autrice facesse. Dunque, perchè nominarli? Giusto per far vedere che conosce dei nomi? Boh.

Questo libro rimarrà un gran punto interrogativo per quanto mi riguarda.
Mentre quello di Zafon era più o meno accettabile, era più un "non mi piace per gusto personale anche se sostenuto da fatti", questo proprio è brutto in tutti i modi in cui un libro può essere brutto.

Sono andata a leggermi le recensioni su ibs perchè ad un certo punto ho creduto che non avessi appreso io il significato di quello che avevo letto.
Chi ha apprezzato il libro, ha scritto solo "bel libro" e ha messo le stelline massime senza giustificare cos'ha trovato tra le pagine. Chi invece non l'ha apprezzato e ha dato il minimo di stelline, ha scritto tutto quello che penso anche io. Quindi forse, non sono io che non ho capito, ma l'autrice che non è stata chiara nell'intento.
Non saprei neanche in che genere letterario affiancarlo.
Esiste una categoria "non avvicinarti nemmeno. Non comprarmi!" ?

giovedì 30 maggio 2019

(S)consigli di lettura (la mia esperienza): "L'ombra del vento"

Vi ho sempre parlato di libri che mi hanno lasciato qualcosa di positivo, che ho amato e che vi ho consigliato, ma perchè non parlarvi di quelli che non mi sono tanto piaciuti, che mi hanno lasciato poco o spesso niente per cercare di evitarvi un flop, un acquisto sbagliato?

Settimana scorsa ho finito "L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafon.
Il romanzo è ambientato in Spagna, a Barcellona e il nostro protagonista si chiama Daniel.
Daniel, figlio di un libraio, per il giorno del suo compleanno viene accompagnato dal padre in un luogo sconosciuto della città chiamato il cimitero dei libri dimenticati. Solo poche persone conoscono quel luogo nel quale vengono raccolti proprio libri dimenticati o che sarebbero stati buttati, dopo la chiusura di alcune librerie o per essere nascosti.

L'unica regola dopo l'entrata nel cimitero è prendere un libro dagli scaffali e farlo proprio per sempre avendone cura. Daniel prenderà tra gli scaffali proprio "l'ombra del vento" di Julian Carax e da li partirà tutta la nostra vicenda.


Daniel inizia un'indagine sull'autore del libro scelto dopo aver ricevuto delle minacce da uno sconosciuto. Questo uomo nascosto negli abiti e rovinato in volto, gli chiederà in diverse occasioni di consegnargli il libro, prima con le buone e poi con le cattive, senza che Daniel molli la presa.

Il racconto è pieno di personaggi: alcuni davvero inutili e che portano pagine al libro senza aggiungere niente alla storia. Il fatto che sia ambientato a Barcellona non è un valore aggiunto poichè quasi non te ne accorgi, se non per il nome delle vie della città nominate. Ad un certo punto la vita di Daniel, diventa uguale alla vita Carax e quindi a chi legge, sembra quasi di leggere lo stesso libro due volte in una.
Non nego che in diversi momenti ho sbadigliato. La storia sarebbe stata interessante se tutto il racconto fosse stato raccontato da Carax in persona. Ci saremo risparmiati almeno le prime 200 pagine del romanzo. Non mi ha fatto venire voglia di tornare in Spagna e io Barcellona la amo.

Ho trovato i risvolti scontati e i personaggi non ben caratterizzati. Daniel il protagonista segue il vento e la corrente senza avere pensieri propri. L'unico personaggio interessante a mio avviso è stato Fermin. Barbone trovato in strada da Daniel, diventerà aiutante della libreria del papà e aiutante nelle indagini, sarà un personaggio chiave della storia.
Non è una storia d'amore perchè l'amore lo vediamo di sfuggita, la morte la vediamo di sfuggita, l'amicizia pure, la famiglia idem. Tocca tanti punti, non ne aggancia davvero nessuno. Peccato, davvero un peccato perchè le premesse erano davvero buone. Nemmeno la copertina l'hanno scelta interessante.

Vorrei potervi raccontare di più della trama, ma ho sempre paura di raccontavi troppo.
Vi consiglio comunque di leggere le recensioni del libro o su ibs o su altri portali perchè come a me non è piaciuto, ci sono davvero tantissime persone alle quali il libro è piaciuto, ha emozionato e non sono riusciti a staccarsi dalle pagine. Forse con questo autore dovevo iniziare con qualcos'altro. Al momento non mi viene voglia di acquistare o avvicinarmi ad altre sue opere.
Staremo a vedere in futuro.




martedì 21 maggio 2019

Recensione (la mia esperienza): "il mare dove non si tocca"


Ho dovuto comprare questo libro, dopo aver letto "Chi manda le onde", sempre dello stesso autore, Fabio Genovesi. (trovate la recensione dell'altro romanzo, sempre qui sul blog, nel mese di aprile 2019).

Ho dovuto perchè il primo suo libro l'ho amato e questo non è da meno!
Continuo a preferire l'altro, che trovo abbia una marcia in più, però anche in questo ho trovato lo stile ironico del Genovesi che avevo lasciato.

"Il mare dove non si tocca" è la storia di Fabio Mancini, bimbo pre-adolescente che abita in un paesino della toscana con la mamma e il papà e diversi zii (da parte di madre) un pò strambi che gli faranno da genitori, dalla nascita, fino all'adolescenza.
Fabio è un bambino un pò diverso dal comune. Da quando è nato non è mai stato con bambini della sua età, ma ha passato tutte le sue giornate con  gli zii (Adelmo, Athos, Aramis, Arolando.....) tutti nomi che iniziano con la lettera A, per tradizione famigliare. Le tradizioni famigliari saranno all'ordine del giorno per tutto il racconto, come la Maledizione della famiglia Mancini aleggerà per tutto il romanzo, terrorizzando il nostro Fabio per gran parte della sua adolescenza.

Come tutti i bambini piccoli, adora e venera il papà e la mamma. La mamma gran lavoratrice, in litigio con la Verità da quando era giovane, il babbo gran gran lavoratore, un aggiustatutto quasi ossessivo.
Per più di metà del romanzo, Fabio diventerà l'ometto di casa, costretto a crescere tutto in un colpo, ma che con gli occhi di un bambino, continuerà a guardare il mondo.

Genovesi riesce a trasformare situazioni e vicende tragiche in un qualcosa di stupendo, ironico, comico, commovente, reale e pieno di valori, sempre positivi come pochi sanno fare.
Vi consiglio questo libro come vi ho consigliato il suo lavoro precedente, perchè davvero io uno scrittore così, non l'ho mai letto.
Racconta vicende quotidiane come qualcosa di speciale perchè ognuno di noi è unico con i propri pregi e difetti.

"E chissà cosa ci aspetta ancora là davanti, non lo so e non lo sa nessuno, però sappiamo quel che abbiamo dietro, quello che abbiamo fatto giorno dopo giorno, che poi è la grande storia di come siamo arrivati fino a qui. E ogni mattina ci alziamo e facciamo un altro passo, e la nostra storia è la magia che trasforma questo passo corto e scemo in una roba gigantesca, che è la nostra direzione. Verso dove non è mica chiaro, ma intanto si va, e questa magia dietro non la vedi ma ti spinge, uguale identica a quella che hai sotto i piedi quando stai in mezzo al mare, e li per li pensi di andare a fondo e invece no, perchè qualcosa di invisibile ti tiene a galla, senza fiato e però vivo, con gli occhi spalancati all'orizzonte."

Vi auguro di trovare la vostra direzione come Fabio, anche se viviamo tutti in un mare dove non si tocca.

mercoledì 15 maggio 2019

Recensione (la mia esperienza): "Il rumore dei tuoi passi"

Mi ha consigliato questo libro un amico. Non avevo mai letto nulla di Valentina D'Urbano.
Edizione terribile questa di Tea purtroppo, che fa sembrare, anche solo esteticamente, il libro scadente e adolescenziale.

L'ho iniziato con diversi pregiudizi, ma con la fiducia di chi me lo aveva consigliato.
Dopo le prime pagine sono stata tentata di metterlo da parte, devo dire la verità, ma ho voluto resistere e credo di aver fatto bene.

"Il rumore dei tuoi passi" è la storia di Beatrice, una ragazzina che vive alla "Fortezza", quartiere nato nel degrado degl' anni del dopo guerra e rimasto nel degrado in quelli a venire. La Fortezza è composta da palazzi nei quali gli appartamenti sono stati letteralmente occupati e assaltati, da persone ignote, che non li hanno nè comprati, nè affittati, ma semplicemente resi loro entrandoci e cambiando la serratura. Beatrice abita in uno di questi appartamenti, occupato dal babbo e dalla madre, in giovane età. Primogenita di due figli, racconta la propria storia partendo dalla fine. Il funerale di una persona cara, al quale sta partecipando con dolore e quasi disprezzo.

Non ricordo di aver mai letto un libro che inizia proprio dalla fine della storia.

Alfredo è il nostro secondo protagonista: ragazzino che vive nell'appartamento sopra quello di Beatrice, secondogenito tra 3 fratelli, orfano di madre, malmenato dal padre alcolizzato, lo troviamo all'inizio del racconto, dentro ad una bara.

Seguiremo la storia di questi due ragazzi, legati da un filo invisibile che li unirà per sempre. Chiamati "i gemelli", attraverseremo la loro gioventù e la loro adolescenza, sapendo già dal principio come la storia finirà.

Che dire di questo libro? è una settimana che l'ho finito e solo ora riesco a parlarne. E' stato un libro che definirei "disturbante e doloroso". Questo libro mi ha disturbata, in tutti i modi in cui una persona può essere disturbata. Mi ha fatto arrabbiare, mi ha fatto piangere, mi ha fatto sbuffare e mi ha lasciato la mente piena zeppa di domande.


 "Anche se le persone non sono come vorresti, non significa che non le ami più."

L'amore che leggiamo in queste pagine, così tormentato, così difficile e malato, è tanto poi diverso da quello che viviamo tutti i giorni?
Quanto può davvero sopportare la nostra persona prima di riuscire a dire "basta adesso mollo tutto"? Ci sono davvero delle persone che, nonostante tutto, non riusciremo a staccarcene mai? Quanto la società in cui viviamo e che respiriamo, ci plagia e ci convince di essere le persone che siamo o che facciamo vedere di essere?

Valentina non ci risparmia nulla. Racconta gli eventi più crudi e duri, come fatti, cosa che sono successe, senza mezzi termini. Non troverete frasi sdolcinate in questo libro, non troverete le classiche scene spinte (cosa che ho apprezzato moltissimo). Troverete schiaffi, brutte parole, una brutta verità e non una bella bugia, tanta rabbia, molto amore, il perdono, e il non perdono, la cura, e il veleno. 

So che Valentina ha scritto un secondo romanzo che parla della stessa storia, intitolato "Alfredo" (stessa storia poichè raccontato dalle parole di lui).
Non  so se lo leggerò, non perchè questo non mi sia piaciuto, ma perchè come vi dicevo, tutte queste righe mi hanno disturbata e non so se sono pronta ed esserlo di nuovo.
In ogni caso, ve la consiglio come lettura. Preparatevi però a leggere con un cuore forte.

“Abbiamo bisogno di una fortezza, ma i muri non servono a niente quando è da noi stessi che dobbiamo difenderci.”


    mercoledì 8 maggio 2019

    Recensione (la mia esperienza): "Più forte di ogni addio".

    Avevo letto un post su FB, di Matteo Bussola, nel quale promuoveva questo libro.
    "Più forte di ogni addio" è un romanzo scritto da Enrico Galiano. Non è il suo primo romanzo, ha scritto altre cose, ma io di lui non avevo letto nulla.

    Mi sono fidata della buona parola di Bussola, perchè si insomma, di lui mi fido e nemmeno lo conosco. Devo dire che l'inizio è stato abbastanza interessante, poteva uscirne un buon romanzo, ma da metà circa, è diventato scontato e proprio un tipico young adult.
    Sapevo già come sarebbe stata la fine (anche se mi è piaciuta), come si sarebbero svolti i fatti, non c'è stato niente che mi ha fatto dire WOW.

    La scrittura non è male, un pò piena di frasi "tumblr" (o come si scrive), però non troppe e non eccessivamente mielose da "dedica sul diario".
    Galiano racconta la storia di Nina e Michele. Michele, ragazzino di quasi 18 anni che da quando ne ha 13 ha perso la vista. Colpa di un incidente stradale in compagnia del padre, che gli ha sottratto oltre alla capacità di vedere, anche i sogni per il futuro.
    Nina, ragazza quasi maggiorenne che incontra Michele sul treno diretto a scuola e dalla quale non riuscirà più ad allontanarsi, nel bene e nel male.
    Le pagine volano poichè piene di dialoghi e capitoli veloci che rendono il libro scorrevole, anche se non velocissimo nei fatti, ma nemmeno qualcosa di interminabile.
    La prima parte, diciamo fino a circa a pagina 180, l'ho apprezzata molto, poi l'autore ha fatto uno scivolone inutile, protraendo la storia per più del doppio di quello che doveva a mio avviso.
    Avrebbe potuto finire il racconto molto prima, guadagnando su originalità e attenzione da parte del lettore.

    Quello che mi è piaciuto è stato sicuramente il modo che ha avuto Galiano di affrontare il tema della disabilità come una ricchezza e non come una mancanza e per gran parte di quello che ho letto, mi sono venuti diversi quesiti rivolti verso me stessa, come: "e se succedesse a me, come reagirei? sarei in grado di andare avanti? affogherei nel buio per il resto dei miei giorni? la mia vita la riterrei finita?"

    La vista è forse, tra i 5 sensi, quello a cui tengo di più in assoluto, probabilmente perchè mi lega ad un passato un pò scombussolato e un rapporto difficile con i miei occhi. Anche se nettamente diverso da quello che ha vissuto il nostro Michele.
    Sicuramente l'autore ha le capacità di fare meglio di così secondo me, forse ci vorrà solo del tempo per arrivarci.
    Questo libro lo consiglio ad un pubblico adolescente anche se per certi versi, in alcune parti, potrebbe essere un pò pericoloso per "menti deboli", passatemi il termine, rischiando di arrivare alla conclusione che se una persona non ti ama, l'unico gesto che può salvare la relazione è fare del male a se stessi.

    Bisogna stare attenti ad usare le parole, in questo caso, le parole scritte. Non che io non abbia letto di peggio, anzi, però a tratti ho pensato che il racconto fosse troppo per un pubblico adolescente che già di per sè sta vivendo un momento difficile, sta provando a capire che posto nel mondo vuole occupare e non ha certo bisogno di farsi del male per stare meglio, o peggio ancora per conquistare una persona. La soluzione di: "faccio questa cosa, mi punisco, così la mia ragazza o il mio ragazzo, capisce che l'ho fatto per lei/lui, non funziona MAI".
    Funziona invece, offrire il proprio amore per poi, nel caso vada male, togliere le tende e salutare.

    venerdì 26 aprile 2019

    Diario di bordo: val pusteria ultimi giorni.

    25/26 aprile 2019
    Giorno 3/4 – diario di bordo “val pusteria – Trentino”

    Ieri la mia sveglia mentale naturale mi ha fatto di nuovo svegliare alle 3. Vai a capirla! Forse non aveva capito che sono in ferie e l'orario da ferie non è propriamente questo.
    Comunque abbiamo fatto la nostra colazione abbondante, per poter arrivare a cenare la sera, e siamo partiti.
     Siamo tornati in Austria, questa volta per la strada statale e non l’autostrada (quindi niente pedaggiol. Questa strada attraversa tutta la valle fino a San candido e da lì attraversi il confine e sei di là.
    Siamo andati a vedere la fabbrica dei Loacker. Non c’ero mai stata, mi avevano detto che era carina e così ho pensato di andarci.
    Ai bambini forse può piacere di più che ai grandi. La visita è molto striminzita. Con il capitale che hanno tra le mani, potevano giocarsela meglio. Mi immaginavo come "willy Wonka e la fabbrica di cioccolato" ma forse i film ci danno alla testa e non ci fanno troppo bene. C’è un piccolo museo al suo interno, con qualche scritta, poche info e immagini e la visita finisce con l’ingresso al negozio.
    La cosa che mi è piaciuta di più è il luogo. Immersa tra i monti, ai piedi dei monti, si respira un aria spettacolare, pur avendo la strada lì vicino.
    Subito dopo siamo tornati alla base, fermandoci di tanto in tanto per qualche foto. Siamo dovuti tornare perché alle 15 avevo prenotato dei trattamenti nella spa.
    Un massaggi total body e un massaggio solo viso. Arrivo nella saletta d’attesa ed esce quella che sembrava una ragazzina. Jenny si presenta e mi dice che sarà lei a farmi i due massaggi. Minuta e magrina mi accompagna alla cabina.
    Dopo poco torna e meno male che era minuta e magrina e non una con una stazza enorme, con mani da gigante, perché mi avrebbe rotto tutta le ossa!
    Sapeva davvero dove mettere le mani, e sapeva come misurare il tocco. Ad un certo punto le ho chiesto di spingere più piano perché credevo che con le dica mi perforasse. E lei si è misurata. Ha avuto molto rispetto per il corpo, seguendo le regole della nostra anatomia. Cosa non scontata e non da tutti.
    Alla fine di tutto sono tornata nella zona relax, dove non potevano entrare bambini a correre e giocare e li siamo rimasti fino ad ora di cena. Nel frattempo il meteo è cambiato, dal sole siamo passati alla pioggia.
    Eeee.. La montagna e il suo meteo ballerino.
    Stanotte invece è stata l’unica notte in cui forse ho dormito per più ore filate, contando che mi sono sempre svegliata alle 3 ma poi riaddormentata nell’arco di un'oretta.
    Stamattina dobbiamo lasciare la camera alle 10, credo che staremo qui finché ci è consentito restare. Paghiamo il nostro conto e ripartiamo.
    In 4 giorni (contando quelli che farò oggi) ho fatto più di 1200 km.
    Beh insomma. Non mi sento molto riposata ma sicuramente fortunata. Per la libertà che ho come donna, per avere una macchina che mi porta dove voglio, per avere la possibilità di fare qualche giorno di ferie in posti così, per avere un lavoro (al momento) che me lo permette, e una famiglia alle spalle che me lo permette, per avere qualcuno con me in ogni mio viaggio (e mai qualcuno a caso, mai). Spero di poter scrivere presto un nuovo diario. Luglio è abbastanza vicino.
    Buona giornata a tutti!

    Diario di bordo: val pusteria. Giorno 2

    24/04/19
    Giorno 2 - diario di bordo "val pusteria - Trentino"

    Dopo essermi svegliata alle 3 questa notte ed a non aver più preso sonno fino a questa mattina, un'ora prima di alzarmi, ci siamo diretti a fare una mega colazione per poi poter tornare in hotel solo per orario di cena. A colazione c’era di tutto! Uova pancetta salsicce, speck (che ho deciso mangerò per 3 gg di fila), formaggi, yogurt, latte di ogni genere (anche per chi ha intolleranze alimentari), cereali, croissant, altri dolcetti e torte fatte in casa, spremute, ogni tipo di bevanda calda, marmellate, pane, verdura e frutta, compreso i centrifugati. Ore 10 con calma, partiamo per l’Austria. Direzione fabbrica Swarovski, con biglietti già acquistati on line per poi scambiarli con quelli reali alle casse 5e6 una volta arrivati e risparmiare la fila.

    Partiamo e la pioggia, nostra amica, ci accompagna fino a quasi “uscita brennero” dove leggiamo il cartello “fai qui il tuo ticket bollino per l’Austria”. Ci fermiamo con un vento che sembrava ci portasse via e la pioggia che si stava trasformando in neve. Vado dal ragazzo alla cassa per capire se anche a noi serve il bollino, per arrivare appena dopo Innsbruck, perché la fabbrica si trova più o meno da quelle parti. In maniera essenziale e senza nessuna spiegazione mi dice Si e mi fa pagare 9.50 di bollino, da appiccicare al vetro della macchina in maniera visibile. Chissà quanto dura. Se un giorno, due ore o un mese, non ne ho idea, mi ha liquidato come solo un crucco sa fare ed è passato al cliente dopo. Vabbè, ora abbiamo il bollino no?! E chi ci ferma più?
    Ci ferma proprio il casello austriaco. Abbasso il finestrino, dico che il bollino ce l’ho, loro mi rispondono che da Innsbruck in poi serve quello che ho fatto, ma dal Brennero ad Innsbruck bisogna pagare il pedaggio di 9.60.
    19 euro praticamente per poter arrivare alla fabbrica (io ve lo dico, siete avvertiti).
    Costo del biglietto di entrata alla fabbrica euro 19 a testa comunque. Arriviamo, andiamo nelle casse preferenziali, che troviamo chiuse e ci ritroviamo quindi in fila insieme a tutti gli altri nelle casse normali. C’è da dire che c’era davvero poca gente, c’è da dire che l’ingorgo a quelle casse, lo abbiamo creato noi per scambiare i nostri biglietti on line! Il biglietto includeva l’entrata al “gigante” e qualcos’ altro che non ricordo ma niente che ci interessasse. Il gigante è una montagna di terra tipo “casa dei teletabbies” con la faccia di un gigante. Ci si entra da un fianco e al suo interno ci sono 17 sale realizzate da diversi designer se così si possono chiamare, che compongono questo museo. È il museo più strano che io abbia mai visto. Se siete state/i delle gazze ladre come me nella vostra vita precedente, merita la visita. (Pubblicherò delle foto sul mio profilo Instagram se siete interessati).
    Finite le stanze, vi ritroverete dentro allo shop più grande Swarovski che io abbia mai visto. Nemmeno a Dubai, patria del “tanto e troppo” ho visto una cosa così grande. Purtroppo i prezzi sono come in negozio a casa. Mi dicono dalla “regia di casa” che una volta non era così. Ora  purtroppo si. Sono stata bravissima e non ho nemmeno comprato.
    Per ammortizzare un po’ la spesa del pedaggio, al ritorno ci siamo fermati ad Innsbruck. Punto il navigatore sulla città, che automaticamente ti punta proprio il centro. Mi sono detta che una volta li, avrei trovato sicuro il parcheggio più vicino. E così ho fatto, vedo una bella P grande, mi ci infilo e parcheggio al piano – 2. Mi meraviglio perché è stato fin troppo semplice. Prendiamo l’ascensore e quando la porta si riapre, ci troviamo in un corridoio con personale sanitario in divisa, reception e cup austriaco. Sappiate che, il parcheggio più vicino al centro, ad Innsbruck è quello dell’ospedale! spero non dobbiate mai andare ma, vi assicuro che la struttura è nuova e ben tenuta
    Dopo aver cercato di dare meno nell’occhio possibile (anche se è stato difficile avendo zaini rosa in bella vista e reflex al collo) e aver trovato la porta d’uscita, ci siamo diretti verso quello che noi abbiamo ritenuto fosse il centro. La città è molto in stile austriaco, palazzi alti, tetti a punta, piena di orologi sopra campanili. Molto colorata, tantissimi ristorantini che invogliano ad entrare e tantissimi negozi. Ci siamo fatti un giro di due orette e ormai era già ora di tornare.
    Recuperiamo la nostra macchina in ospedale e torniamo sulla strada a pedaggio che, avendola già pagata 9.60 all’andata, eravamo certi, non avremmo più ripagato.
    SBAGLIATOOO
    Arriviamo di nuovo al casello e la signorina ci dice (dopo aver mostrato il pagamento di qualche ora prima) che dobbiamo pagare di nuovo il pedaggio!!! Altri 9.60 per un po’ più di 20 km fino all'entrata in autostrada italiana al Brennero. Li ritroviamo un pochino di pioggia ma con calma arriviamo in hotel per l’ora di cena. Questa sera la cena è andata decisamente meglio. Ci hanno portato un vitello morbidissimo: la fine del mondo. Antipasti a buffet sempre buoni e di tutti i tipi, risotto con aglio e taleggio davvero particolare e che ho apprezzato. Non ho foto del cibo. Ho preferito godermi la cena.
    Tra poco me ne corro a letto con il mio bel libro, chissà domani quante strade a pedaggio dovrò pagare!
    Buona notte a tutti.

    Diario di bordo: val pusteria, giorno 1.

    23/04/19
    Diario di bordo "val pusteria - Trentino"


    Partenza prevista ore 8e30. Partenza effettiva ore 9e30, con ritorno a casa di nr. 2 volte per varie dimenticanze. Pioggia come non la vedevo da tempo. Catinelle di acqua contro la macchina fino all’imbocco dell’autostrada Modena Brennero. Subito dopo aver preso lo svincolo, mi accorgo come dovrebbe essere una strada a PAGAMENTO in uno stato civile. Niente buche, niente strada dissestata, corsia di emergenza più grande delle due corsie di marcia. Chissà perché mai nessuno ci pensa a questa cosa. Si chiama corsia d'emergenza e che te ne fai di una corsia grande come la metà di quella sulla quale stai viaggiando? Se sei in emergenza, solitamente apri gli sportelli, scendi dalla macchina e di solito ingombri no?! Ogni 2 km all’incirca, trovi anche la piazzola con due posti delineati tipo parcheggio, uno per camion, uno per auto, con, udite udite: PATTUMI, cioè cestini per la spazzatura proprio, con addirittura il sacchetto dentro. E non come nel resto di Italia, dove ci sono davvero i rifiuti volanti  lasciati in autostrada.
    In tutto questo viaggio, meno male che ho avuto un’ottima compagnia!

    Avevo pensato di partire il 23 di aprile, per togliermi il problema del traffico in autostrada per via della pasqua ma, chi aveva pensato che nei giorni festivi la maggior parte dei camion non girano, mentre nei restanti giorni si?! Ecco, io non avevo ragionato su questo . Così, per ogni autocarro sorpassato, in realtà ne ho sorpassati una trentina. Vi lascio pensare una volta arrivati in Trentino cos’è successo. Velocità di crociera, 60 km/h. Alla faccia di chi si raccomanda “stai attenta e vai piano”. Ah! Piano sono andata piano. 2 tappe all’autogrill solo ed esclusivamente per bisogni fisiologici e impellenti.

    Finalmente ore 15, arriviamo in hotel. Visto da fuori sembra un hotel ben tenuto, ma uno come tanti. Per non parlare del nome che da ignorante italiana, sembra quasi che ci auguri morte, ma una morte naturale. (naturhotel die waldruhe). Una volta entrati, la prima cosa che abbiamo sentito è un profumo meraviglioso di pino, legno e creme naturali, come in un centro benessere. Nessuna morte, giuro. Ci chiedono i documenti alla reception, ci offrono un aperitivo al bar, e ci consegnano le chiavi per la nostra junior suite. Tutto l’hotel è circondato da legno, dentro e fuori, così come le camere.
    L’arredamento rimane moderno ma non troppo. In stile con tutti i locali. La spa è divisa su più piani. Al Piano – 1 troverete piscina interna ed esterna con acqua a temperatura 32° e zona relax con lettini e docce. Poi centro benessere con trattamenti viso e corpo, più sauna alpina e zona distaccata relax con vista sui monti. All’ultimo piano invece (ONLY Adults) c’è sauna nudista più zona relax di nuovo. Da quella parte ci entri solo con la chiave della camera. I bambini possono stare solo in piscina praticamente. Più che sufficiente visto che ce n’erano solo due e quei due hanno rischiato grosso per quanto mi riguarda.
    Ho prenotato la soluzione con pensione completa ¾ che per loro è: colazione, cena e una merenda dalle 16 alle 18. Per merenda oggi c’era bresaola (buonissima e niente a che vedere con quella che compriamo a casa) rucola grana e pomodorini, tomini, pane fatto in casa di vari tipi, peperoni sott’aceto, salatini vari. Alla faccia della merenda!

    La cena al momento posso dire nella norma, niente di troppo eclatante, ma nemmeno un flop. Da riprovare domani.
    La camera è enorme con letto con due piumoni singoli, tutto l’arredamento in legno, bagno che ci sta un’intera squadra di calcio, vasca water e bidet (non scontato qui), lavandino che sembra una vasca per lavare i bimbi. La zona letto è divisa dalla zona giorno con divano, tavolino basso e lampada. Ogni zona ha una TV. Piccola nella zona giorno, enorme di fronte al letto. In più, cosa non da poco, balcone privato con tavolino e poltrone in rattan.
    Passo e chiudo. Ci si sente domani con una nuova avventura fuori dall’Italia.

    giovedì 18 aprile 2019

    Pensieri di aprile

    Sto leggendo un libro attualmente, non un libro come tanti.
    Questa volta un pò diverso. L'ho comprato su Amazon dopo aver letto la storia di questo  ragazzo on line.

    Andrea Bizzotto ha 33 anni, un vita incasinata, ama lo sport, cambia lavoro spesso, ha la passione per  la cucina,  originario della provincia di Padova, da qualche tempo abita e lavora in Germania dove incontra per caso la sua compagna Maria. Fin qui, sembra una storia come tante, finché Andrea non scopre di avere un sarcoma sinoviale nella gamba sinistra. E pure questo, per quanto triste, purtroppo sono storie all'ordine del giorno. Finché non scopre, proprio durante un ciclo di chemio, che la sua compagna Maria è incinta.

    Da qui, nasce il libro "storia di un maldestro in bicicletta", scritto appunto  da Andrea durante la malattia e la folle corsa per guadagnare tempo per la sua bambina, con la sua famiglia.

    Parlo di folle corsa perchè sapeva che non gli era rimasto tanto per poter scrivere un libro intero e per farlo conoscere al mondo.

    "...La mia nonna paterna, nonna Giulia, è morta quando avevo 4 anni e non ho alcun ricordo di lei. Mentre scrivo queste righe piango....se dovessi morire tra un anno, tu Giulia, avresti solo due anni e mezzo e non ricorderesti nulla di me, se non attraverso le foto, i video che sto girando e questo libro.
    Ma io voglio vivere, voglio sperimentare ogni farmaco in commercio e ogni suo effetto collaterale, il vomito, i capelli e la barba che cadono, voglio arrivare a sembrare anche un cadavere se serve a darmi più tempo per stare insieme, io e te.
    Se serve a farmi restare qui con te ancora abbastanza perché tu mi possa ricordare."

    Il libro appunto, insieme ai video e le foto, sono l'eredità di questa bambina, da un padre che non ha avuto modo di seguirla nei suoi anni di crescita, poiché Andrea il mese scorso l'ha dovuta salutare.

    Quando ho acquistato queste pagine, ho pensato di fare un cosa buona, a parte tutto quello che poteva esserci scritto, avrei contribuito a raccogliere fondi per la sua famiglia, perché non è stato solo un modo per offrire un ricordo, ma anche un modo per alleggerire il futuro, se non altro economico di Giulia Grace e di Maria.
    Il vero dramma, è sì, per chi se ne va, ma è tanto di più è per chi rimane.

    Nel frattempo, la mia lettura continuava e al lavoro ho conosciuto un uomo, sulla settantina, che mi ha raccontato la sua storia.
    Era sposato con sua moglie da più di 50 anni. Lui era più giovane di lei di due anni. Cosa assai strana per i tempi di allora. Si erano conosciuti a scuola, innamorati e sposati appena hanno potuto. Lui faceva l'autista di camion prima e autobus/pullman successivamente. Ha fatto quel lavoro per 40 anni, andando in giro per l'Italia, portandosi con sé la sua Edda quando gli era concesso. Hanno avuto dei figli, una vita semplice ma felice, finché Edda è venuta a mancare anno scorso, improvvisamente.

    Essendo lui in pensione da diverso tempo, si è trovato tutto ad un tratto vuoto, senza nulla da fare, solo e ha iniziato ad andare al cimitero dalla sua Edda dalle 4 alle 5 volte al giorno, tutti i giorni.
    Quando ha capito che questo atteggiamento lo stava portando alla pazzia, ha deciso di iniziare volontariato per una di quelle associazioni che accompagna le persone con difficoltà economiche e non, a visite, fare la spesa, giri quotidiani.

    "Ho fatto l'autista per una vita, ho amato molto il mio lavoro. L'ho sempre fatto con responsabilità e cuore e quindi riuscendo a guidare ancora senza problemi, ho pensato che poteva essere un buon modo per tornare a fare qualcosa che mi è sempre piaciuto e a non pensare. Sai, ho amato solo due cose, fortemente nella vita: il mio lavoro e mia moglie."

    Forse è vero che di tempo non ne abbiamo mai abbastanza, chi per un motivo, chi per un altro. Ne perdiamo tanto per lavori che non ci piacciono, per persone che non ci amano ma che ci usano. Crediamo di poter avere tutto con poca fatica, oppure facciamo tanta fatica per avere nulla.

    Andrea ha lavorato come un matto, ha trovato tardi l'amore (con tutte le difficoltà del caso e gli errori fatti ripetutamente), ha avuto una bambina che si ricorderà di lui grazie ad una lettera grande un libro che è riuscito a regalarle prima di andarsene.
    Edda ha passato 50 anni della sua vita insieme ad un uomo che non le ha fatto mancare niente, anche se non hanno avuto una vita agiata, ma senza dubbio una vita felice.

    In entrambi i casi, sono state persone felici, piene e  sempre di corsa. Ci auguriamo sempre tanti anni a venire, senza augurarci mai dei buoni anni, indipendentemente dalla quantità.

    Vi lascio con le parole di Andrea per sua figlia.
    (se cliccate sul titolo del libro, vi rimanderà alla pagina di Amazon dove poter acquistare il libro e fare una cosa buona per qualcuno)



    "Io e la mamma ti abbiamo sempre cresciuta libera, e tu devi continuare su questa strada, senza alcun timore: non  avere paura di quello che provi, è solo amore."


    giovedì 4 aprile 2019

    Recensione (la mia esperienza): "Chi manda le onde"


     link amazon

    Ho iniziato il romanzo dopo che me l' hanno consigliato e dopo aver letto la trama.
    Devo dire la verità, dalla trama non avevo praticamente capito nulla. Non sapevo cosa aspettarmi.

    Il libro si apre con una storia assurda che ti fa dire: "ma dove sono capitata questa volta? stai a vedere che la prof a questo giro non ci ha preso! (chi non ha capito chi sia la prof, vada  a leggere le mie altre recensioni)", poi inizi il secondo capitolo e quello che prima ti sembrava assurdo, lo diventa meno.

    Conosci i primi personaggi e ad ogni capitolo si aggiunge qualcuno, fino a formare una grande famiglia allargata. Perchè sembra impossibile, ma questa è la sensazione che mi è passata.

    Luna è una bambina albina, nata come secondogenita da Serena. Serena fa la parrucchiera, e ha un altro figlio, Luca, che compirà 18 anni molto presto. Tutta la storia è ambientata  a Forte dei Marmi (sarà perchè amo la Toscana e i toscani, però le storie raccontate in quella regione e da scrittori toscani con me funzionano).
    Sandro è il supplente di inglese di Luca, ha 40 anni, vive ancora in casa con i genitori e ha un'esistenza vuota, una vita che non è vita, ma un susseguirsi di avvenimenti che la compongono, dati dal caso e non dalle scelte. Rambo e Marino sono i migliori amici di Sandro. Anche Marino vive ancora in casa con la madre e pure Rambo con i genitori. Entrambi gli amici sono single da praticamente sempre. Zot invece è il  compagno di classe di Luna, di origini straniere (precisamente, sopravvissuto a Cernobyl) bambino fuori e "anziano" nell'anima, adottato da una ragazza italiana, che lo lascia a sua volta al babbo di lei che Zot chiama nonno, il sig. Ferro. Il sig. Ferro, vecchio scorbutico che vive nella "casa dei fantasmi" del paese, perennemente con il fucile in mano e il giardino minato per paura di un assalto da parte dei russi.

    L'esistenza di ogni personaggio viene intrecciata nelle vite di tutti in una maniera che Fabio Genovesi mi ha fatto amare. Ho riso quasi subito, possiamo dire dalla prima pagina, anche in momenti nei quali, da ridere c'era poco. Ogni capitolo è raccontato da un personaggio, non esiste un vero e proprio protagonista del romanzo, ma tutti, chi più e chi meno, lo sono. La cosa che ho apprezzato moltissimo è che mentre leggi, si capisce benissimo chi sta parlando dei vari personaggi che incontriamo poichè Genovesi cambia modo di narrare a seconda dell'età del protagonista.

    Ognuno di loro vede lo scorrere degli anni in maniera differente, chi li vede con l' ingenuità di una bambina, chi con la passione di un adolescente, chi con l'amore per i propri figli, chi in maniera egoistica, tutti accomunati dall'unica cosa vera e reale, ovvero che le vita è un pò così: ti toglie e ti dà, come la corrente di un fiume, come la corrente del mare, che spesso dà da mangiare ai pesci e spesso gli porta rifiuti in bocca.

    Ho trovato queste pagine piene zeppe di senso dell'umorismo. Parla di temi a me cari come la perdita, l'amore, l'essere genitore, l'essere bambini in una società tanto difficile come questa, e l'amicizia. Consiglierei questo libro a chiunque, uomini e donne, giovani e meno giovani.
    Darò 5 stelline su Good Reads, ed entrerà nella mia classifica personale dei top letti quest'anno, al momento.


    PS. Vincitore premio strega giovani 2015 (questa volta ben meritato)

    (Vorrei che la prof tornasse al lavoro da me. Ho finito i titoli che mi aveva consigliato l'anno scorso, e visto che lei con me ci prende, ci prende sempre, ne vorrei altri. Spero di vederla presto. Prima che mi finisca il contratto.)

    lunedì 18 marzo 2019

    Diario di bordo "Week end torinese"


    Premessa: week end organizzato in quel del 2018 (ottobre 2018 con la precisione!)
    Acquistati biglietti per un concerto e subito prenotato B&B con cancellazione gratuita perché insomma, prenotare a ottobre 2018, un qualcosa da fare per marzo 2019, non si sa mai.

    Sabato 16/03/19

    Ora fissata per la partenza 9.30 circa (magari ce la prendiamo con calma ecco…)
    Partenza effettiva ore 11 (con calma!)
    Il week end lo avevo pensato così:
    Ci facciamo un bel giro in macchina con pausa pranzo da qualche parte, arrivo a Venaria Reale dopo pranzo, passeggiata per il paese, riposo assoluto fino alla sera con cena in uno di quei ristorantini carini lì sul viale, poi concerto ore 21 (tanto sarà vicino all’alloggio, ci andremo a piedi!). Fine concerto, dormita fotonica con sbavino, sveglia domenica mattina “senza sveglia” sempre con calma e poi via a Torino per Museo Egizio con tappa pranzo in uno di quei localini carini lì per la via (ce ne sono così taaaaanti!!), al massimo ore 16 partenza con calma verso casa.

    -        NB: se pensate che Torino sia dietro l’angolo, vi sbagliate di grosso. Se pensate che, passata Piacenza, da lì a poco, vedrete la Mole e quindi manca poco alla grande città, vi sbagliate ancora di più!!! Dopo Piacenza siete ad un po’ meno della metà del viaggio.

    Siamo arrivati a Venaria Reale alle 15:35 con pausa pranzo all’autogrill. (Vabbè dai…faremo una buona cena la sera, prima del concerto, mi sono detta)
    E’ piena estate! 27 gradi, un caldo da morire. Bellissima Venaria. Era come la ricordavo. In questo posto si respira questa magia oltre tempo. Sembra di stare in un film. Iniziamo ad attraversarla a piedi finchè non trovo la via del B&B. Davanti alla porta chiamiamo la signora poiché al campanello non risponde nessuno. Al telefono mi chiede: “ma la prenotazione è per oggi?” e io “certo per oggi, sono sicura”. Volevo aggiungere “immagino non le capiti una prenotazione con più di 6 mesi di anticipo, tanto da dimenticarla, però era proprio per oggi”.

    Ci accompagna in stanza. Tutto a Venaria, come a Torino, visto da fuori è vecchio e decadente. Sembrano tutte bettole, finchè non si attraversa la porta. La signora ci ospita in questo appartamentino  graziosissimo, compreso di cucina, tavolo da pranzo e divanetto. Presenza di camere da letto: 3 (green, pink, blue). Ognuno con il bagno in camera. Ci apre la porta della Blue e ci fa entrare. Tutte le pareti azzurre, ogni dettaglio sui toni del cielo. Niente lasciato al caso. (Il B&B si chiama “Il Vicolo della Seta”, e ho prenotato tramite booking se vi può interessare) 3 kg di strada buia e troppo trafficata per poterci andare a piedi. Troviamo una pizzeria d’asporto proprio a fianco e decidiamo di mangiare una pizza al tegamino proprio li. “Lo spuntino 9” si chiama la pizzeria d’asporto, pizza al tegamino con funghi freschi euro 4 (a Ferrara non l’avresti mangiata per meno di 7/8 euro sicuro), servita da una Luciana Littizzetto dei poveri.
    Chiediamo quanto dista il teatro per poterci andare a piedi alla sera, per il concerto e la signora ci dice di prendere la macchina perché a piedi è troppo lontano. (vabbè dai, troppo bello se fosse stato vicino). Ci salutiamo con le ultime spiegazioni su come chiudere le porte, appoggiamo le valigie e scendiamo per una passeggiata in centro, per darci un’occhiata attorno. Guardiamo i ristoranti per la cena, ma ci rendiamo conto che aprono quasi tutti alle 19.30 (ok, magari stasera ci accontentiamo di qualcosa di semplice, ma domani pranzo come si deve). Torniamo in stanza, ci prepariamo per il concerto, torniamo dalla macchina e ci avviamo. La signora del b&b aveva ragione. Il teatro dista più di
    Ore 20.40 entriamo in teatro. All’entrata i soliti controlli, si trattengono il mio accendino fucsia (non che me ne faccia molto visto che non fumo, ma era fucsia!!!) e l’Autan, poco male…era vuoto. Credevo di trovarmi attorno un sacco di ragazzine imbufalite e invece dai, l’età era mista. Tutti in piedi, il teatro molto grande, il caldo molto caldo.
    Il concerto inizia ore 21 in pacca. I Maneskin davvero molto bravi dal vivo. Quel gruppo però, senza il cantante non sarebbe nulla eh?! È lui la vera star di tutto. Tiene il palco come se lo avesse sempre fatto, la voce è davvero bella dal vivo, quasi più bella nelle note basse rispetto a quelle alte, sembra un cd, nessun errore per lui. Sicuramente un tipo di concerto che, per quanto mi riguarda, è stato un po’ “fuori età” (ad un certo punto sono volati reggiseni. Non il mio meno male per il cantante, altrimenti lo avrei steso a faccia in giù sul palco), ma che ho visto volentieri e ho avuto piacere di dare i miei soldi per acquistare i biglietti. E’ sempre bello vedere giovani realizzarsi.
    Ore 22.40 il concerto è finito. Torniamo alla nostra camera blue, doccia e ciao ciao mondo!

    Domenica 17/03/19

    La sveglia non suona, che meraviglia! La mia sveglia naturale però suona eccome, ore 7.30 e sono già con gli occhi aperti. Sento le campane del paese suonare e nient’altro. Sembra impossibile essere a 5 minuti da Torino. Decidiamo di andare a cercare un bar per fare una colazione seria. Nel B&B ci avevano lasciato a disposizione il tè, dei succhi di frutta, del latte, la macchinetta del caffè con le cialde, qualche pasta confezionata, delle marmellate, delle fette biscottate, cereali, biscotti.
    Ma siamo in vacanza no?! Andiamo al bar.
    Ne scegliamo uno dei tanti, lungo il viale pedonale. Oggi è tornato l’inverno. Aria gelida, piumino, cielo nuvolo, rischio pioggia al 99%. Entriamo e prendiamo due cappuccini, una sfogliatella buonissima con la ricotta e una fettina di torta (tipo tenerina) che mi dicono dalla regia, fosse altrettanto ottima. Prezzo totale della colazione: euro 9.50!!! Venaria: pizza ok, colazione mica tanto!!
    Torniamo a riprendere i bagagli e andiamo alla macchina. In tutta questa vacanza la cosa che ci è costata (forse) di più è il parcheggio: a venaria 9 euro di parcheggio in totale e a Torino nel parcheggio in zona Porta Nuova, vicino alla stazione centrale direi, altri 8 euro. Imposto il parcheggio che mi interessa sul navigatore e partiamo. A Torino ci si muove abbastanza bene devo dire. Mi sono trovata bene a guidare per la città. Ovviamente è una grande città con il traffico, piena di semafori (li hanno anche in rotonda, attenzione!) però tutto sommato, con il navigatore, si affronta bene.
    Parcheggiamo e ci dirigiamo verso il Museo. Il Museo Egizio di Torino, dovrebbe essere il secondo più grande e ricco di reperti (superato dal primo che è quello di Londra) di tutta Europa e forse anche del mondo? Questo non lo so. Avendo già visto quello di Londra, prima di questo, ho potuto fare un paragone. Ho preferito questo di gran lunga. Forse perché l’età in cui l’ho visto è stata diversa, o forse perché proprio perché è migliore ai miei occhi. In quello di Londra ricordo solo tantissimi reperti in oggetti e poche, pochissime mummie e sarcofagi.
    Partendo dal presupposto che non mi piacciono questi tipi di musei, ma preferisco quelli d’arte, questo mi è davvero piaciuto. Sono stata soddisfatta. Il biglietto costa 15 euro. Il museo dista dalla stazione circa 900 mt, che però percorrerete nella via principale della shopping di Torino, dove c’è la Rinascente e tutti negozi di grandi marchi di lusso.
    Nei 15 euro sono è compresi l’entrata e l’audio guida con la cuffietta. Il museo è diviso per piani, è ospitato in un palazzo stupendo, antico, ma non so di che anno. Contiene alcuni dei papiri più lunghi e integri, mai trovati al mondo dove vengono racchiuse “le istruzioni” su come affrontare l’entrata nel regno dei morti. I papiri infatti, vengono chiamati anche libri dei morti. Oltre a questi, ospita 24 mummie umane visibili, 17 mummie animali, più tutte le tavole con dipinti, statue ecc…
    Gli egizi avevano questa bella usanza: mummificare tutto, anche i muri se avessero potuto probabilmente. Credevano molto di più alla vita dopo la morte, che alla vita stessa. Quindi in pratica, lavoravano (o facevano lavorare il più delle volte) per tutta la loro esistenza per organizzarsi l’aldilà. Creavano queste tombe immense, vere e proprie stanze, nelle quali mettevano il sarcofago o matriosche di sarcofagi, e al suo interno loro stessi (gli egizi erano davvero molto magri. A me ne sarebbero serviti due sarcofagi per il largo per mettermi dentro).Loro stessi privati di alcuni organi come polmoni, intestino, fegato e stomaco nei vasi canopi vicino al corpo, il cervello lo buttavano via (beh cosa farsene del cervello nell’aldilà?! ) e il cuore rimaneva all’interno perché unico organo dell’anima e  della volontà. Otre a tutto questo immenso lavoro di imbalsamazione e estirpazione degli organi, si facevano mettere all’interno della tomba, accessori/oggetti necessari o probabilmente necessari per la non vita futura. Le tombe ospitavano anche statue, che secondo gli egizi dovevano essere la rappresentazione del defunto, e papabili “contenitori” dell’anima.

    (Fossi stata un’egiziana, non mi sarebbe bastata qualche camera per contenere tutto quello che avrei voluto avere con me nell’aldilà, ma mi sarebbe servita una casa intera!).
    Quello che mi ha fatto più senso sono stati senza dubbio gli animali mummificati, anche se pensandoci, era senza dubbio una civiltà avanti quella egiziana. Facevano tutto ciò per l’animale per portarlo nella vita extraterrena insieme a loro. Non mi ero mai soffermata tanto sul senso di tutto questo. E devo dire che grazie a questo week end fuori porta (ok, diciamo molto fuori porta, oltre il giardino, vicino alle alpi) ho potuto pensare a quanto l’uomo abbia paura del dopo morte, e a come la mente umana possa impegnarsi tanto per darsi risposte dove non le trova.
    Il nostro week end a Torino finisce di nuovo con un parcheggio da pagare, un pranzo in autogrill (i ristorantini carini erano pieni con gente fino a fuori dalla porta)con la pioggia, con la voglia di mangiare decentemente e seduti ad un tavolo e con altre 4 ore di macchina per tornare. Perché vi ricordo, Torino NON è di là dalla strada!!!!!!!