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venerdì 20 settembre 2019

Recensione (la mia esperienza): "Kintsukuroi - l'arte giapponese di curare le ferite dell'anima"

Questo libro mi è stato regalato da un'amica nel giorno del mio 30esimo compleanno.
Che regalo meraviglioso!
Tomas Navarro, ovvero l'autore, è uno psicologo che vive tra Barcellona e Girona e che attualmente intrattiene attività come coaching personale e professionale per dare benessere emotivo alle persone.
Scrivo questo poichè in tutte le pagine che leggerete è questo quello che vi troverete: un motivatore!

Per chi non lo sapesse, il Kintsukuroi è l'arte giapponese per la quale, quando una ceramica si rompe, i maestri artigiani che praticano questa tecnica, riparano riunendo i mille pezzi con una colata di oro o argento proprio in mezzo alle giunture di tale rottura. Tutto questo per non nascondere le rotture ma proprio per enfatizzarle considerando l'oggetto riparato fragile ma forte nell'aver resistito all'accaduto che l'ha distrutto.

Quello che farà o tenterà di fare lo scrittore sarà insegnarci ad applicare questa antica arte non negli oggetti che ci circondano ma sulla nostra persona, in quanto fragile ma forte nel resistere e nel curare le nostre ferite.
Sarà una sorta di guida per trasformare le avversità che incontriamo nel nostro cammino, come vere opportunità di vita.

Il manuale si suddivide in: Introduzione, Prima, Seconda e Terza parte.
Nell'introduzione troveremo l'inizio della leggenda per la quale Sokei, ceramista, si ritrova ad aver scelto un pezzo di argilla, averlo lavorato, dedicato tempo, sfornato, perfetto e distrutto a terra in milioni d pezzi. Da questa disavventura parte tutto il testo e tutti gli spunti di riflessione a venire.

"... <<Non piangere Sokei>> gli disse il  maestro.
<< Ma è la mia vita. Come posso non piangere? >> rispose l'allievo.
<< Fai bene a dedicare tutta la tua vita e la tua passione alla tua opera, però la ceramica è bella e fragile, proprio come la vita. La ceramica e la vita possono rompersi in mille pezzi, ma non per questo dobbiamo smettere di vivere intensamente, di lavorare con impegno o di riporre nella nostra esistenza le nostre speranze. Quello che dobbiamo fare non è evitare di vivere, ma imparare a ricomporci dopo le avversità. Raccogli i cocci Sokei, è arrivato il momento di aggiustare le tue illusioni. .......>>......"

Dopo questa premessa, l'autore ci introduce in un cammino non troppo facile nella prima parte. Vi sembrerà che parli di cose scontate, cose che già sapevate. Parlerà di paura: ABBANDONATELA PER STRADA. Parlerà di aspettative: DIMENTICATELE! Ci viene detto fin dall'infanzia che la nostra vita debba essere meravigliosa, ed in parte è vero, lo sarà, ma più utile sarebbe dirci che nella vita non dobbiamo puntare alla felicità, in quanto transitoria, ma ad essere forti poichè piena di tantissime sfide ogni giorno.
Non tutti soffriamo nello stesso modo, non credete a chi vi dice "l'ho passato anche io e quindi so cosa vuol dire e quindi su con la vita!". Non è vero! Ognuno vive la sofferenza a modo proprio  e quindi nessuno avrà mai passato quello che state passando voi anche se le circostanze sembrano simili o addirittura uguali. Bisogna imparare a prendere le avversità che ci si presentano come una sfida per affrontarle e gestirle non come una condanna.
Ci AUTOINGANNIAMO nelle nostre vicende e vediamo solo quello che vogliamo vedere, è necessario cambiare il punto di vista. Una valle sarà diversa vista dai piedi del  monte piuttosto che dalla cima. Corriamo in cima ed allontaniamoci dal problema per vedere più chiaramente, per vedere di più, togliamo le nostre aspettative e guardiamo realmente. Chiediamo aiuto nel salire. Non importa se nessuno ha vissuto quello che stiamo vivendo ma una mano sulla quale appoggiarsi o una spalla, non è mai un errore. Fate comunque dei vostri piedi una risorsa e delle radici. Instaurate relazioni di qualità, scegliete un'attitudine positiva, fatevi attraversare dal dolore ma non crogiolatevi dentro, fissate i vostri obiettivi, abbiate pazienza, concedetevi tempo, ognuno ha il proprio.

"Passate all'azione perchè quello che non farete voi, non lo farà nessuno al posto vostro"

SMETTETE DI MENTIRVI

Ponetevi domande, non sempre però le colpe esistono, accettate i fatti. Date importanza alle vostre decisioni, SOPRATTUTTO a quelle che NON prendete. Una decisione non presa è comunque una scelta. Ciò che è accaduto è per sempre, non possiamo farci niente, ed è molto importante: sia per quello che è successo, sia per il modo in cui lo abbiamo interpretato. In egual misura.

"Siamo ciò che siamo perchè siamo stati ciò che siamo stati"

Viviamo nel qui ed ora. Questo non vuol dire non pensare al futuro, ma apprezzare ciò che si ha in questo momento, senza guardare sempre e solo a quello che non abbiamo o non abbiamo avuto che forse è pure peggio guardare al passato piuttosto che al futuro. Il passato è importante e rilevante per ciò che è stato ma rimane passato che non possiamo modificare. 
Possiamo cercare di ridurre l'impatto del dolore alternando o cercando momenti di benessere. E' giusto ricordarci cosa e come ci siamo fatti del male ma è assolutamente necessario avere chiaro DOVE vogliamo andare, il nostro corpo è capace di autocurarsi ed è preparato a sanare le ferite, sia fisiche che emozionali, dobbiamo spostare la nostra visione, distorta dal dolore, perchè tutti possiamo tornare ad essere felici. 

Questo è un piccolo riassunto di ciò che troverete nella prima parte, tutta teoria, poco pratica. Nella seconda si passerà all'azione e Navarro vi darà strumenti per cercare di uscire dal vostro momento perchè "non si muore cadendo in un fiume, ma rimanendo sott'acqua".  
Cambiare non è facile, ma dobbiamo accettare che siamo responsabili di quello che stiamo attraversando. Ci vuole controllo del pensiero e come primo passo si inizia raccogliendo i cocci.
Ponetevi obiettivi lunghi nel tempo (ogni grande cambiamento richiede tempo, tanto tempo!), ascoltatevi, smettete di mentirvi, cambiate punto di vista, raccogliete i cocci, lasciate la polvere (quella non vi servirà, vi annebbierà solo la mente), ridefinite le vostre priorità, scegliete con attenzione cosa portarvi dietro e cosa no di quello che è stato rotto, ripulite i pezzi, non uniteli a casaccio (il risultato altrimenti sarà una cosa forzata che non si incastra più alla perfezione), non siate prigionieri delle vostre paure o di quello che vi è capitato: "le conseguenze di un'avversità possono durare nel tempo finchè noi glielo permettiamo". 

Guardare in faccia ciò che vi ha ferito in toto è difficile e doloroso, ma solo così possiamo valutare il danno che abbiamo subito. Circondatevi di gente che vi faccia bene, che vi diverta, che tenti di capirvi, che sia empatica. Tutti gli altri lasciateli in autostrada. Avete già sofferto abbastanza, non infliggetevi altre pene. 
E finalmente l'azione. Prendete un pezzo di carta e questo è un mio consiglio perchè le cose scritte nero su bianco sono più chiare, fanno più effetto, si capiscono meglio. Il fatto di doverlo scrivere vi permetterà di non mentirvi. Provatelo, a me capita di farlo molte volte, fa terribilmente male, ma aiuta a vedere con chiarezza e a lungo capire. 

Ponetevi delle domande, le grandi domande:
- cosa è successo? inteso come cos'è successo davvero e non cosa credete che sia successo o vi piacerebbe sia successo. C'è molta differenza!
- Perchè è successo? risalite alla causa o alle cause senza scuse.
- Come abbiamo reagito? e qui il libro ci rimanda alla prima parte tutta teorica ma molto chiara sulle varie tipologie di reazioni possibili.
- Perchè abbiamo reagito così? parola d'ordine è prevenire e capacità di decidere.
- Quali sono stati i danni che abbiamo riportato? tutte le scelte e non scelte producono conseguenze che noi lo vogliamo oppure no.
- Come ci aspettiamo che debba essere la vita d'ora in poi? mi piace sempre ricordare una frase che è nuda e cruda e dolorosa poichè vera: NON PENSATE A QUELLO CHE SAREBBE POTUTO ESSERE PERCHE' SE POTEVA ESSERE, SAREBBE STATO. Se non è stato così, non poteva essere diverso da quello che è accaduto. 
- ed infine: che cosa abbiamo imparato? non facciamo si che il dolore che abbiamo o stiamo provando sia inutile. "Un atteggiamento negativo non cambia la realtà". 
Ci hanno dotato di una mente critica (tutti quanti, anche chi non la usa) e un cervello sviluppato: USIAMOLO!

Si parte dalle domande sopracitate per ricominciare. E purtroppo non sarà un percorso con un inizio ed una fine come una linea retta ma sarà un cerchio. Continuerete a tornare al punto di partenza ogni volta che vi mentirete o inciamperete. Non punitevi per un vostro fallimento (e ve lo dice una che ne sà qualcosa) perchè sarà senza motivo, vi farete ancora più male.

Se sperate di dimenticare, illusi, non accadrà mai! I ricordi saranno da gestire, a volte perdonare a noi stessi, rielaborare, archiviare ed imparare. Non sarà guardare al passato che vi farà cambiare, ma progettando cose nuove e un futuro migliore con una montagna di volontà ed impegno. Fate tesoro dei bei ricordi e buttate gli altri, non vi servirà uno zaino pieno (scusate la volgarità) di merda per andare avanti e voltare pagina. Serviranno solo cibo e acqua e tanto spazio per aggiungere cose nuove. E se volete scappare o vi criticheranno perchè state scappando, alzate le spalle, non siete codardi ma avete preso una decisione intelligente perchè il male che sentite in quel luogo, cambiando aria si alleggerirà e potrete fare un sospiro di sollievo. Non fate in modo che gli altri vi giudichino, gli altri non siete voi e non sentono quello che sentite voi, MAI. Siamo dei bravissimi giudici da soli, non ci servono altri componenti della giuria, ci servono sostegni, persone al nostro fianco con compassione e amore. 
Un' autostima equilibrata è una delle forze più grandi che potete avere e che vi permetterà di rapportarvi alla pari con il mondo. Bassa autostima = grosse punizioni inflitte da noi stessi.
Non siamo MENO di nessuno, ognuno di noi ha qualcosa che l'altro non ha. Siamo diversi e unici e il bene che abbiamo donato è stato donato, punto. Il mondo o il momento è quello che è, non quello che creiamo noi con le nostre paure e desideri. Mettetevi all'apice delle vostre priorità sempre con dei piani alla mano da affrontare.
Non pretendete di seguire la via precedente che evidentemente non ha funzionato, la realtà è cambiata e dobbiamo stare al passo!

"LIBERATEVI DAL PESO DEL SENSO DI COLPA E PROCEDETE LEGGERI VERSO LA MIGLIORE VERSIONE DI VOI STESSI"

Bisogna avere pazienza, perchè il danno subito sarà molto grave tanto quanto profondo e grave sarà stato il colpo ricevuto, non ci si può rialzare in un attimo e la questione Tempo, si sa, e soprattutto chi mi conosce lo sa, è molto importante e aleggia sulla mia testa da diversi anni. Oggi più che mai. L'importante è non attendere con le mani in mano.


La cosa principale è che i ricordi si insinueranno nella mente ogni giorno ad ogni ora ad ogni minuto senza preavviso, NON IMPORTA! Accettateli, interpretateli, accompagnateli all'uscita. Potrete trovarvi di nuovo faccia a faccia con il problema o con la persona che vi ha fatto soffrire e succederà, magari non subito ma accadrà. Quell'evento o quella persona NON POTRA' PIU' FARCI SOFFRIRE PERCHE' CI SIAMO LIBERATI DELLA SUA INFLUENZA, non abbassate lo sguardo, viaggiate a testa alta, potrete salutarlo come no, non cambiate strada, non siete più la persona fragile di un tempo, non siete più la marionetta che eravate, vi siete liberati e siete consapevoli della vostra forza perchè sapete quanto valete, cosa avete passato, cosa avete imparato, cosa volete ORA, QUI ED ORA. 

Infine il libro parte con l'ultima parte, la terza,  nella quale l'autore ci fà esempi pratici relativi alle persone che ha conosciuto e relativi a se stesso. Parte dalle domande citate sopra e ci accompagna nell'analisi delle esperienze.

Questo libro bisogna leggerlo come ci consiglia lo scrittore. Lentamente, poco alla volta. Ci ho messo circa un mese per digerirlo. Mi sono arrabbiata, ci ho pianto, e poi di nuovo arrabbiata, poi l'ho respirato, poi ho capito, poi ho pianto di nuovo. Lo consiglio a tutti se state vivendo un momento difficile. Qualsiasi esso sia. Leggetelo tutto, conclusioni incluse, le ho trovate magnifiche.

Grazie per questo regalo che a mia volta ho regalato e che spero che qualcuno di voi possa acquistare e regalarsi. Non dice nulla di nuovo, non risolverà i vostri problemi, non sarà una gomma da cancellare, non sarà facile, ma è un inizio per voi stessi e per quello che state passando.

Mi scuso per gli spoiler ma c'è talmente tanto altro dentro queste pagine che non credo di avervi rovinato la lettura.

Buona rinascita a tutti.

martedì 11 giugno 2019

Kidding - il fantastico mondo di Mr. Pickles. Un capolavoro di serie TV

Non sono solita a guardare serie TV, più che altro perchè di solito le inizio e se la tirano troppo per le lunghe quasi sempre mi stanco.
L'unica che sono riuscita a guardare fino alla fine  è stata il Trono di Spade, pur con tutti i difetti che ci sono stati, ma non è di questo che volevo parlarvi.

Kidding è stata senza dubbio la serie più bella e completa che io abbia mai visto. Qualcosa di mai visto prima per quanto mi riguarda.
Non so nemmeno da che parte partire per parlarvene perchè è una storia così intrecciata negli avvenimenti e nelle emozioni che è difficile seguire un'unica linea di racconto.

Cerchiamo di farne un riassuntino almeno: Mr. Pickels, protagonista di tutta la stagione, è il presentatore di un programma televisivo di successo per bambini che appunto si chiama "il fantastico mondo di Mr. Pickels". Jeff (mr. pickels) interpretato da Jim Carrey, è in primis un papà che ha perso uno dei suo figli dopo un incidente d'auto e successivamente ha perso la moglie con il divorzio. Le puntate durano veramente pochissimo, una mezz'oretta ciascuna. In ogni puntata scopriremo qualcosa in più sul nostro protagonista e su tutti gli altri personaggi che lo circondano. Il programma televisivo viene gestito dal padre con il quale Jeff ha un rapporto conflittuale fin da bambino. La sorella invece l'aiuta nella messa in scena e gli confeziona i pupazzi che poi Jeff utilizzerà per il suo show.

Tutta la serie tv è uno scontro continuo e un intercalare tra il mondo degli adulti e quello dei bambini, spesso non si riesce nemmeno a capire bene dove sta il confine. E' una storia sulla perdita (di sè stessi, degli affetti, della fiducia, della stima) sull'essere responsabile delle proprie azioni, sulla tristezza, sull'accettare come siamo, sull'insoddisfazione, ma sicuramente è una storia sulla rabbia, su quella rabbia repressa, o che non sappiamo gestire.
Tratta temi scomodi, e li gestisce in maniera inizialmente infantile (spesso con canzoni o scenette con i pupazzi), poi cruda e a volte fastidiosa.
Le puntate in tutto sono 10. Ogni puntata è ricca di colpi di scena, a volte prevedibili, ma per nulla prevedibile è il modo in cui avvengono e raccontano. Si passa da scene buoniste, come se si stesse vedendo un prete recitare il suo sermone, a scene spinte e violente che ti arrivano dritte nello stomaco come un pugno.

Dopo la perdita del figlio, Jeff perde il controllo di sè e passerà da momenti in cui "sa sempre cosa dire, il modo giusto per dirlo e quando dirlo" a crisi vere e proprie di rabbia incontrollabile dopo le continue pressioni del padre che cerca di alleggerire lo show, togliendo stress al figlio che vede in difficoltà e sull'orlo di un precipizio pronto a cadere. Spesso e volentieri se non sempre, il padre fallirà nel suo intento utilizzando modi e metodi sbagliati di rapportarsi con figlio e figlia. Le vite di ogni personaggio della serie, vengono legate alla vita di Jeff in maniera positiva e a volte in maniera negativa, nella quale il protagonista cercherà comunque di ricavarci qualcosa di buono in superficie, cadendo nella vendetta o nei gesti avventati appena sprofonda in se stesso.

Vi ritroverete  a ridere da un momento all'altro e poi piangere 5 minuti dopo.
Jim Carrey credo abbia fatto in queste poche ore di girato. tutto quello che poteva, riuscendoci egregiamente. Con il sorriso che tutti conosciamo e una mimica facciale da spavento.
Più di questo non riesco a dirvi perchè le puntate sono poche e non vorrei spoilerarvi nulla. E' una serie tutta da vedere, sicuramente non adatta a tutti. E' necessario guardarla con la mente aperta e stando attenti a non perdersi nulla. Bisogna avere una certa finezza per riuscire ad entrare profondamente nella vicenda e non vederla solo per quello che è: una storia decisamente, assolutamente folle e assurda, ma meravigliosamente vera.

venerdì 31 maggio 2019

(S) consigli di lettura (la mia esperienza): "La prova del miele"

Ho comprato questo libro con la promo Feltrinelli: 2 libri a euro 9.90.
Quindi l'ho pagato quasi 5 euro. I 5 euro peggiori spesi quest'anno 2019.

Mi chiedo come Feltrinelli abbia potuto far uscire "La prova del miele" , ma partiamo dalla trama se così si può dire. La protagonista di questo racconto è una ragazza araba, nata a Damasco e trasferita poi a Parigi dove lavora come bibliotecaria all' università.
Nell'arco della sua giovane vita, c'è stato un uomo a lei caro per diversi motivi (che lei chiama "il pensatore") che le ha dato l'occasione di mettere in  pratica tutto quello che negl' anni ha letto clandestinamente in libri erotici arabi antichi. Sempre da quello che leggiamo dal retro di copertina, questo uomo non è stata solo un'occasione di scoperta fisica, ma anche un modo per lei per sfatare pregiudizi così importanti verso una cultura ritenuta tanto tabù. Dovrebbe mostrare come la cultura araba in realtà non abbia il sesso come tabù, ma bensì come "assaggio", un'anticipazione del paradiso stesso.

Fin qui, tutto bene, sembra una premessa interessante, sopratutto per me che di letteratura araba non ho letto nulla. E purtroppo per mia ignoranza, ricado tra quelle persone che credono e credevano che il sesso fosse per la loro cultura stessa, un qualcosa di difficile di cui parlare.

Poi ho letto il libro. Si legge velocemente in una mezza giornata. Ha pochissime pagine, un centinaio.
Meno male che ho letto la quarta di copertina altrimenti non avrei capito niente della trama.
E' un caos praticamente in tutto. Non ha un filo logico. Và avanti e indietro tra presente e passato che quasi non te ne accorgi e devi ricominciare a leggere la frase daccapo per ritrovarti.

Ogni tanto scatta qualche flashback che riguardano la protagonista, qualche ricordo che riaffiora, ma che non porta nulla al racconto o alla storia. Mi è sembrato di leggere un libro di gossip, di quelli pubblicati da Newton Compton che evito sempre accuratamente.
Mi ha delusa moltissimo. Mi immaginavo un libro più lineare e non così confusionario, un libro all'insegna dell'intimità e non della volgarità come spesso ho trovato.
Non che non abbia mai letto libri erotici o sul genere, ma vista la descrizione me lo aspettavo completamente diverso.
Non mi  ha arricchita. Speravo, visto le poche pagine, potesse lasciarmi la voglia di addentrarmi sempre più in un modo di vedere le cose diverso dal mio.
Non mi ha lasciato nessuna curiosità, nessuna riflessione,ma solo il malcontento di aver buttato via tempo e soldi.
Non mi è piaciuto il modo di scrivere, ogni tanto lancia nomi di scrittori, frasi rapite da altri libri, senza mai approfondire nulla. Oltre a non esserci un filo temporale e nemmeno logico, non esiste nemmeno un approfondimento, un'idea dietro le righe. L'ho trovato un fallimento e un tentativo davvero mal riuscito sul tema.
A volte mi è parso perfino che sia stato tradotto male. Mi sembra impossibile che Feltrinelli abbia scelto di pubblicare un'opera di questo tipo. Non smonta nessun tabù, non avvicina nessuna donna, anzi, allontana il lettore dalla realtà. Non unisce i passi dei classici tradizionali e nemmeno li mette a confronto con l'oggi, cosa che mi aspettavo l'autrice facesse. Dunque, perchè nominarli? Giusto per far vedere che conosce dei nomi? Boh.

Questo libro rimarrà un gran punto interrogativo per quanto mi riguarda.
Mentre quello di Zafon era più o meno accettabile, era più un "non mi piace per gusto personale anche se sostenuto da fatti", questo proprio è brutto in tutti i modi in cui un libro può essere brutto.

Sono andata a leggermi le recensioni su ibs perchè ad un certo punto ho creduto che non avessi appreso io il significato di quello che avevo letto.
Chi ha apprezzato il libro, ha scritto solo "bel libro" e ha messo le stelline massime senza giustificare cos'ha trovato tra le pagine. Chi invece non l'ha apprezzato e ha dato il minimo di stelline, ha scritto tutto quello che penso anche io. Quindi forse, non sono io che non ho capito, ma l'autrice che non è stata chiara nell'intento.
Non saprei neanche in che genere letterario affiancarlo.
Esiste una categoria "non avvicinarti nemmeno. Non comprarmi!" ?

giovedì 30 maggio 2019

(S)consigli di lettura (la mia esperienza): "L'ombra del vento"

Vi ho sempre parlato di libri che mi hanno lasciato qualcosa di positivo, che ho amato e che vi ho consigliato, ma perchè non parlarvi di quelli che non mi sono tanto piaciuti, che mi hanno lasciato poco o spesso niente per cercare di evitarvi un flop, un acquisto sbagliato?

Settimana scorsa ho finito "L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafon.
Il romanzo è ambientato in Spagna, a Barcellona e il nostro protagonista si chiama Daniel.
Daniel, figlio di un libraio, per il giorno del suo compleanno viene accompagnato dal padre in un luogo sconosciuto della città chiamato il cimitero dei libri dimenticati. Solo poche persone conoscono quel luogo nel quale vengono raccolti proprio libri dimenticati o che sarebbero stati buttati, dopo la chiusura di alcune librerie o per essere nascosti.

L'unica regola dopo l'entrata nel cimitero è prendere un libro dagli scaffali e farlo proprio per sempre avendone cura. Daniel prenderà tra gli scaffali proprio "l'ombra del vento" di Julian Carax e da li partirà tutta la nostra vicenda.


Daniel inizia un'indagine sull'autore del libro scelto dopo aver ricevuto delle minacce da uno sconosciuto. Questo uomo nascosto negli abiti e rovinato in volto, gli chiederà in diverse occasioni di consegnargli il libro, prima con le buone e poi con le cattive, senza che Daniel molli la presa.

Il racconto è pieno di personaggi: alcuni davvero inutili e che portano pagine al libro senza aggiungere niente alla storia. Il fatto che sia ambientato a Barcellona non è un valore aggiunto poichè quasi non te ne accorgi, se non per il nome delle vie della città nominate. Ad un certo punto la vita di Daniel, diventa uguale alla vita Carax e quindi a chi legge, sembra quasi di leggere lo stesso libro due volte in una.
Non nego che in diversi momenti ho sbadigliato. La storia sarebbe stata interessante se tutto il racconto fosse stato raccontato da Carax in persona. Ci saremo risparmiati almeno le prime 200 pagine del romanzo. Non mi ha fatto venire voglia di tornare in Spagna e io Barcellona la amo.

Ho trovato i risvolti scontati e i personaggi non ben caratterizzati. Daniel il protagonista segue il vento e la corrente senza avere pensieri propri. L'unico personaggio interessante a mio avviso è stato Fermin. Barbone trovato in strada da Daniel, diventerà aiutante della libreria del papà e aiutante nelle indagini, sarà un personaggio chiave della storia.
Non è una storia d'amore perchè l'amore lo vediamo di sfuggita, la morte la vediamo di sfuggita, l'amicizia pure, la famiglia idem. Tocca tanti punti, non ne aggancia davvero nessuno. Peccato, davvero un peccato perchè le premesse erano davvero buone. Nemmeno la copertina l'hanno scelta interessante.

Vorrei potervi raccontare di più della trama, ma ho sempre paura di raccontavi troppo.
Vi consiglio comunque di leggere le recensioni del libro o su ibs o su altri portali perchè come a me non è piaciuto, ci sono davvero tantissime persone alle quali il libro è piaciuto, ha emozionato e non sono riusciti a staccarsi dalle pagine. Forse con questo autore dovevo iniziare con qualcos'altro. Al momento non mi viene voglia di acquistare o avvicinarmi ad altre sue opere.
Staremo a vedere in futuro.




martedì 21 maggio 2019

Recensione (la mia esperienza): "il mare dove non si tocca"


Ho dovuto comprare questo libro, dopo aver letto "Chi manda le onde", sempre dello stesso autore, Fabio Genovesi. (trovate la recensione dell'altro romanzo, sempre qui sul blog, nel mese di aprile 2019).

Ho dovuto perchè il primo suo libro l'ho amato e questo non è da meno!
Continuo a preferire l'altro, che trovo abbia una marcia in più, però anche in questo ho trovato lo stile ironico del Genovesi che avevo lasciato.

"Il mare dove non si tocca" è la storia di Fabio Mancini, bimbo pre-adolescente che abita in un paesino della toscana con la mamma e il papà e diversi zii (da parte di madre) un pò strambi che gli faranno da genitori, dalla nascita, fino all'adolescenza.
Fabio è un bambino un pò diverso dal comune. Da quando è nato non è mai stato con bambini della sua età, ma ha passato tutte le sue giornate con  gli zii (Adelmo, Athos, Aramis, Arolando.....) tutti nomi che iniziano con la lettera A, per tradizione famigliare. Le tradizioni famigliari saranno all'ordine del giorno per tutto il racconto, come la Maledizione della famiglia Mancini aleggerà per tutto il romanzo, terrorizzando il nostro Fabio per gran parte della sua adolescenza.

Come tutti i bambini piccoli, adora e venera il papà e la mamma. La mamma gran lavoratrice, in litigio con la Verità da quando era giovane, il babbo gran gran lavoratore, un aggiustatutto quasi ossessivo.
Per più di metà del romanzo, Fabio diventerà l'ometto di casa, costretto a crescere tutto in un colpo, ma che con gli occhi di un bambino, continuerà a guardare il mondo.

Genovesi riesce a trasformare situazioni e vicende tragiche in un qualcosa di stupendo, ironico, comico, commovente, reale e pieno di valori, sempre positivi come pochi sanno fare.
Vi consiglio questo libro come vi ho consigliato il suo lavoro precedente, perchè davvero io uno scrittore così, non l'ho mai letto.
Racconta vicende quotidiane come qualcosa di speciale perchè ognuno di noi è unico con i propri pregi e difetti.

"E chissà cosa ci aspetta ancora là davanti, non lo so e non lo sa nessuno, però sappiamo quel che abbiamo dietro, quello che abbiamo fatto giorno dopo giorno, che poi è la grande storia di come siamo arrivati fino a qui. E ogni mattina ci alziamo e facciamo un altro passo, e la nostra storia è la magia che trasforma questo passo corto e scemo in una roba gigantesca, che è la nostra direzione. Verso dove non è mica chiaro, ma intanto si va, e questa magia dietro non la vedi ma ti spinge, uguale identica a quella che hai sotto i piedi quando stai in mezzo al mare, e li per li pensi di andare a fondo e invece no, perchè qualcosa di invisibile ti tiene a galla, senza fiato e però vivo, con gli occhi spalancati all'orizzonte."

Vi auguro di trovare la vostra direzione come Fabio, anche se viviamo tutti in un mare dove non si tocca.

mercoledì 15 maggio 2019

Recensione (la mia esperienza): "Il rumore dei tuoi passi"

Mi ha consigliato questo libro un amico. Non avevo mai letto nulla di Valentina D'Urbano.
Edizione terribile questa di Tea purtroppo, che fa sembrare, anche solo esteticamente, il libro scadente e adolescenziale.

L'ho iniziato con diversi pregiudizi, ma con la fiducia di chi me lo aveva consigliato.
Dopo le prime pagine sono stata tentata di metterlo da parte, devo dire la verità, ma ho voluto resistere e credo di aver fatto bene.

"Il rumore dei tuoi passi" è la storia di Beatrice, una ragazzina che vive alla "Fortezza", quartiere nato nel degrado degl' anni del dopo guerra e rimasto nel degrado in quelli a venire. La Fortezza è composta da palazzi nei quali gli appartamenti sono stati letteralmente occupati e assaltati, da persone ignote, che non li hanno nè comprati, nè affittati, ma semplicemente resi loro entrandoci e cambiando la serratura. Beatrice abita in uno di questi appartamenti, occupato dal babbo e dalla madre, in giovane età. Primogenita di due figli, racconta la propria storia partendo dalla fine. Il funerale di una persona cara, al quale sta partecipando con dolore e quasi disprezzo.

Non ricordo di aver mai letto un libro che inizia proprio dalla fine della storia.

Alfredo è il nostro secondo protagonista: ragazzino che vive nell'appartamento sopra quello di Beatrice, secondogenito tra 3 fratelli, orfano di madre, malmenato dal padre alcolizzato, lo troviamo all'inizio del racconto, dentro ad una bara.

Seguiremo la storia di questi due ragazzi, legati da un filo invisibile che li unirà per sempre. Chiamati "i gemelli", attraverseremo la loro gioventù e la loro adolescenza, sapendo già dal principio come la storia finirà.

Che dire di questo libro? è una settimana che l'ho finito e solo ora riesco a parlarne. E' stato un libro che definirei "disturbante e doloroso". Questo libro mi ha disturbata, in tutti i modi in cui una persona può essere disturbata. Mi ha fatto arrabbiare, mi ha fatto piangere, mi ha fatto sbuffare e mi ha lasciato la mente piena zeppa di domande.


 "Anche se le persone non sono come vorresti, non significa che non le ami più."

L'amore che leggiamo in queste pagine, così tormentato, così difficile e malato, è tanto poi diverso da quello che viviamo tutti i giorni?
Quanto può davvero sopportare la nostra persona prima di riuscire a dire "basta adesso mollo tutto"? Ci sono davvero delle persone che, nonostante tutto, non riusciremo a staccarcene mai? Quanto la società in cui viviamo e che respiriamo, ci plagia e ci convince di essere le persone che siamo o che facciamo vedere di essere?

Valentina non ci risparmia nulla. Racconta gli eventi più crudi e duri, come fatti, cosa che sono successe, senza mezzi termini. Non troverete frasi sdolcinate in questo libro, non troverete le classiche scene spinte (cosa che ho apprezzato moltissimo). Troverete schiaffi, brutte parole, una brutta verità e non una bella bugia, tanta rabbia, molto amore, il perdono, e il non perdono, la cura, e il veleno. 

So che Valentina ha scritto un secondo romanzo che parla della stessa storia, intitolato "Alfredo" (stessa storia poichè raccontato dalle parole di lui).
Non  so se lo leggerò, non perchè questo non mi sia piaciuto, ma perchè come vi dicevo, tutte queste righe mi hanno disturbata e non so se sono pronta ed esserlo di nuovo.
In ogni caso, ve la consiglio come lettura. Preparatevi però a leggere con un cuore forte.

“Abbiamo bisogno di una fortezza, ma i muri non servono a niente quando è da noi stessi che dobbiamo difenderci.”


    mercoledì 8 maggio 2019

    Recensione (la mia esperienza): "Più forte di ogni addio".

    Avevo letto un post su FB, di Matteo Bussola, nel quale promuoveva questo libro.
    "Più forte di ogni addio" è un romanzo scritto da Enrico Galiano. Non è il suo primo romanzo, ha scritto altre cose, ma io di lui non avevo letto nulla.

    Mi sono fidata della buona parola di Bussola, perchè si insomma, di lui mi fido e nemmeno lo conosco. Devo dire che l'inizio è stato abbastanza interessante, poteva uscirne un buon romanzo, ma da metà circa, è diventato scontato e proprio un tipico young adult.
    Sapevo già come sarebbe stata la fine (anche se mi è piaciuta), come si sarebbero svolti i fatti, non c'è stato niente che mi ha fatto dire WOW.

    La scrittura non è male, un pò piena di frasi "tumblr" (o come si scrive), però non troppe e non eccessivamente mielose da "dedica sul diario".
    Galiano racconta la storia di Nina e Michele. Michele, ragazzino di quasi 18 anni che da quando ne ha 13 ha perso la vista. Colpa di un incidente stradale in compagnia del padre, che gli ha sottratto oltre alla capacità di vedere, anche i sogni per il futuro.
    Nina, ragazza quasi maggiorenne che incontra Michele sul treno diretto a scuola e dalla quale non riuscirà più ad allontanarsi, nel bene e nel male.
    Le pagine volano poichè piene di dialoghi e capitoli veloci che rendono il libro scorrevole, anche se non velocissimo nei fatti, ma nemmeno qualcosa di interminabile.
    La prima parte, diciamo fino a circa a pagina 180, l'ho apprezzata molto, poi l'autore ha fatto uno scivolone inutile, protraendo la storia per più del doppio di quello che doveva a mio avviso.
    Avrebbe potuto finire il racconto molto prima, guadagnando su originalità e attenzione da parte del lettore.

    Quello che mi è piaciuto è stato sicuramente il modo che ha avuto Galiano di affrontare il tema della disabilità come una ricchezza e non come una mancanza e per gran parte di quello che ho letto, mi sono venuti diversi quesiti rivolti verso me stessa, come: "e se succedesse a me, come reagirei? sarei in grado di andare avanti? affogherei nel buio per il resto dei miei giorni? la mia vita la riterrei finita?"

    La vista è forse, tra i 5 sensi, quello a cui tengo di più in assoluto, probabilmente perchè mi lega ad un passato un pò scombussolato e un rapporto difficile con i miei occhi. Anche se nettamente diverso da quello che ha vissuto il nostro Michele.
    Sicuramente l'autore ha le capacità di fare meglio di così secondo me, forse ci vorrà solo del tempo per arrivarci.
    Questo libro lo consiglio ad un pubblico adolescente anche se per certi versi, in alcune parti, potrebbe essere un pò pericoloso per "menti deboli", passatemi il termine, rischiando di arrivare alla conclusione che se una persona non ti ama, l'unico gesto che può salvare la relazione è fare del male a se stessi.

    Bisogna stare attenti ad usare le parole, in questo caso, le parole scritte. Non che io non abbia letto di peggio, anzi, però a tratti ho pensato che il racconto fosse troppo per un pubblico adolescente che già di per sè sta vivendo un momento difficile, sta provando a capire che posto nel mondo vuole occupare e non ha certo bisogno di farsi del male per stare meglio, o peggio ancora per conquistare una persona. La soluzione di: "faccio questa cosa, mi punisco, così la mia ragazza o il mio ragazzo, capisce che l'ho fatto per lei/lui, non funziona MAI".
    Funziona invece, offrire il proprio amore per poi, nel caso vada male, togliere le tende e salutare.